COMUNICATO STAMPA
SOLIDARIETA' AL CITTADINO ROMENO IN SCIOPERO DELLA FAME PER IL LAVORO E APPELLO AL GOVERNO PER I DIRITTI DEI ROMENI ALL'ESTERO
L'Associazione IRFI "Italia Romania Futuro Insieme" Onlus esprime solidarieta' al cittadino romeno Adrian Cedrechi e ai suoi tre colleghi italiani che, come ha denunciato l'Associazione dei Romeni in Italia, dal 27 novembre ha iniziato lo sciopero della fame poiche' da circa 4 mesi non riceve lo stipendio pur avendo lavorato anche 250 ore al mese.Il suo gesto non vede indifferenti le associazioni che rappresentano i diritti dei romeni in Italia e che da tempo chiedono di creare maggiori forme di rappresentanza e tutela dei cittadini romeni all'estero, i quali sono una quota importante e significativa per il nostro Paese.
In particolare chiediamo al nuovo governo in via di formazione che siano riconosciute le qualificazioni, i titoli di studio a livello contrattuale e salariale e siano maggiormente tutelati a livello legale i diritti sostanziali dei lavoratori e dei cittadini romeni.
Il Presidente IRFI onlus
Simona C. Farcas
Roma, 05 dicembre '08
Românii din Italia merg la vot și la donat sânge
Vota la vita! Dona il sangue!
30 novembre 2008
Vi invitiamo a donare il sangue in
RomaPiazza José de San Martin, Valle Giulia
(Accademia di Romania)
Sara presente un'autoemoteca AVIS per la raccolta sangue
ore 7:30 - 12:30
Iniziativa AVIS Roma per i romeni che andranno a votare nel seggio Roma 2 - Accademia di Romania - Piazza Jose de San Martin n. 1.
Vota la vita! Dona il sangue!
Informazioni presso la Avis Comunale Roma - Via Imperia n. 2 - telefon: 06 44 23 01 34 - fax: 06 44 23 01 36 - presidenza@avisroma.it
Siamo tutti lieti di quanto potremmo fare per avvalorare con prove concrete l'atto che si firmera lunedi 1° Dicembre (protocollo d'intesa AVIS-LRI).
Oggi la cultura europea piange uno dei suoi piu' importanti protagonisti.
Si e' spento il 21 Agosto scorso "il romeno d'Italia": Prof. Dr. Giuseppe Costantino DRAGAN
"L'ecumenismo e l'Europa unita rappresentano il mio sogno piu' grande".
Giuseppe Costantino Dragan (n. 20 Giugno 1917 a Lugoj (Romania) - m. 21 Agosto 2008 a Palma de Mallorca (Spagna)).
Il Consiglio Direttivo dell'Associazione IRFI (Italia Romania Futuro Insieme) onlus esprime profonda tristezza e cordoglio per la scomparsa del Prof. Dr. Giuseppe Costantino Dragan - fondatore nel 1950 del Bulletin Européen, tribuna libera dell'europeismo . "Siamo grati al Signore perche' ci ha dato in dono un grande Uomo, un grande Romeno; il Prof. G. C. Dragan e' un modello di successo oggi per i giovani: instancabile studioso, educatore permanente, creatore d'impresa e di posti di lavoro. Confidiamo che, attraverso noi e le giovani generazioni, Dio prosegua sempre il cammino di realizzazione del "sogno piu' grande" del Prof. Dr. Giuseppe Costantino Dragan, sogno che e' anche mio e di tutti i cristiani aperti al dialogo: l'ecumenismo", dichiara Simona C. Farcas, Presidente della IRFI onlus.
Commosse condoglianze alla Dott.ssa Veronica Daniela Gusa de Dragan e ai figli Stefan Constantin, Alexandru Eugen e Tudor Sebastian.
La Fondazione Europea Dragan, da 40 anni al servizio della cultura, della scienza e dell'Europa, e' anche per noi membri della IRFI onlus, italiani e romeni, radice di speranza, punto di riferimento e stimolo per un "futuro insieme", per la costruzione del dialogo tra le culture nonche' tra le religioni e di una vera coscienza europea.
Partecipa al lutto Simona C. Farcas, Presidente della IRFI onlus.
Lugoj, 25 Agosto 2008
La Comunita' italiana di Romania
I primi segni della presenza italiana in Romania risalgono al Medioevo, quando i principi rumeni invitavano alle loro corti professori dell'arte militare, o professori di musica, dottori e precettori per i loro figli.
Dal 18° secolo, gli italiani vennero in Romania, chiamati come specialisti. Molti di loro erano costruttori, pittori, scultori, decoratori o muratori.
Possiamo parlare di una massiccia immigrazione italiana soltanto dalla meta' del 19° secolo. Quando la regione italiana chiamata Veneto faceva parte dell'Impero Austro- Ungarico ( tra il 1811 e il 1866), molti giovani prestarono il servizio militare in Romania. Il servizio militare durava dagli 8 ai 10 anni e non tutti gli italiani tornarono a casa dopo la sua conclusione. Questi giovani soldati erano quelli che diedero inizio all'immigrazione italiana. La Romania era considerata un Paese felice dove c'era abbastanza lavoro per tutti. Nel 1848 circa 60 lavoratori italiani arrivarono in Transilvania per sostenere la rivoluzione dei patrioti, che stavano combattendo per l'indipendenza. La vera immigrazione italiana ebbe luogo in Romania soltanto dopo il 1870. Molti italiani partirono dal Friuli e da Belluno. Essi andavano a piedi a Bucarest, la maggior parte delle volte avendo soltanto i loro attrezzi di lavoro e un po' di cibo. Questa immigrazione diede vita alle prime comunita permanenti che erano costituite da boscaioli, contadini, lavoratori e commercianti. In Romania c'erano molti lavori da fare: strade, ferrovie, viadotti, fabbriche, opere pubbliche. L'arrivo degli italiani in questo territorio fu tranquillo. Essi erano presenti ovunque. Le costruzioni erano monopolio degli italiani. Grandi lavori pubblici, incluso il famoso ponte di Cernavoda sopra il Danubio, furono realizzati da loro. A Bucarest, nel 1882, c'era una comunita di italiani provenienti da Belluno e dal Friuli che si occupavano di asfaltare le strade e di altri lavori. Essi avevano una Societa di Mutuo Soccorso chiamata Giuseppe Garibaldi, una loro chiesa e una scuola.
Un fatto importante: a Bucarest, nel 1880, c'era un giornale bilingue chiamato "Fratellanza rumena- italiana". Nel 1887, 72 famiglie di Rovigo vennero a lavorare in una fattoria vicino Iasi, al confine russo. A Cataloi, in Dobrudjia, il governo diede piu di 1000 ettari di bosco a un gruppo di italiani che venne trasformato dopo anni di duro lavoro in eccellenti vigneti. In quella zona della nazione costruirono un villaggio italiano formato da 88 case allineate su entrambi i lati della strada principale, costruirono anche una chiesa e una scuola. Per molti anni i membri di questa comunita ebbero uno stretto legame emotivo con il loro paese d'origine.
Nel 1880 un rumeno, Petre Opran, porto molte famiglie provenienti dal Friuli a lavorare nelle fabbriche vicino Craiova. Esse formarono un villaggio chiamato "Talieni". Contemporaneamente, molti imprenditori assunsero guardaboschi e tecnici di Carnia e li portarono nei monti Carpazi, dove piazzarono le prime segherie meccaniche. Alla fine dei lavori, molti di loro si stabilirono in questa regione.
Prima della prima guerra mondiale, le comunita italiane erano prospere. Molti mercanti, tecnici ed imprenditori lavoravano a Bucarest, Braila, Galati, Constanta. Molti di loro lavoravano nelle miniere di carbone della Transilvania. L'imprenditore Adotti di Udine porto in Romania un gran numero di muratori, scalpellini e falegnami per costruire case, hotel, edifici e negozi a Calafat. Un'altra numerosa comunita di italiani fu fondata a Sinaia, una piccola citta tra le montagne che era stata scelta dal re Carlo I come sua residenza estiva ed invernale.
1914: la guerra e vicina. Gli italiani sono colti di sorpresa: devono scegliere tra lottare contro l'Italia o fuggire. Molti di loro lasciano la Romania ma e troppo tardi per tornare a casa. Alcuni vanno a Pietroburgo e dopo mesi di drammatiche avventure arrivano nella penisola. Altri provano ad attraversare la Turchia ma vengono imprigionati, posti in schiavitu e mandati in terre lontane.
Alla fine della guerra, gli italiani ritornano nei territori che avevano abbandonato. La Romania cambio: tutti i territori rumeni vennero uniti. Quasi 60.000 italiani rimasero in questi territori, molti di loro erano muratori, guardaboschi e tagliapietre.
Tra il 1920 e il 1930 la Romania e veramente prospera. A Busteni gli italiani costruiscono la piu grande cartiera, fabbriche e segherie. Cambio anche l'emigrazione: in Italia il potere e nelle mani di Mussolini, che vede negli emigrati un essenziale strumento della politica estera. Lui incoraggia l'emigrazione temporanea. Ogni primavera piu di 60.000 lavoratori vengono in Romania. Inoltre segue una seria crisi economica, che interessa anche l'Europa a causa della negativa presenza di Hitler. Molti italiani ritornano a casa. Sfortunatamente nel 1939, quando comincia la seconda guerra mondiale, l'Italia non sceglie i giusti alleati. Il prezzo per quest'errore e pagato dagli immigrati, perché molti di loro finiscono in prigione o nei campi di concentramento..
Alla fine della seconda guerra mondiale la Romania e sotto l'influenza dell'Unione Sovietica e deve sostenere le sue conseguenze politiche ed economiche. Nel 1947, l'unita monetaria e cambiata in una sola notte, molti immigrati perdono i risparmi e i beni che avevano accumulato in tutta la loro vita. L'industria, l'agricoltura e il commercio sono nazionalizzati. La proprieta privata e abolita. Vengono loro sottratte persino le case.
Nel 1951 il regime comunista tratta il problema degli immigrati. I primi ad essere mandati via sono gli ebrei. 40.000 italiani partono, 100 persone ogni 15 giorni. Loro possono portare con sé soltanto una valigia che non pesi piu di 35 kg. Quelli che rimangono vengono licenziati. Essi devono scegliere tra il rimpatrio o il diventare rumeni.
Nel 1989 crolla il regime comunista. Nasce di nuovo la Repubblica rumena. Le comunita che esistevano prima della guerra possono rinascere. Viene fondata la Comunita italiana di Romania in Iasi nel 1990 e adesso abbiamo la signora Ileana Stana Ionescu, una famosa attrice rumena, come nostra rappresentante nel Parlamento rumeno.
Con le leggi del governo rumeno, i membri della comunita italiana sono aiutati ad apprendere la loro lingua madre e sono sovvenzionati per le varie attivita culturali, come la pubblicazione della rivista mensile bilingue "Columna" che si occupa del passato e del presente degli italiani della Romania, delle attivita culturali, delle personalita della cultura italiana, delle informazioni provenienti dall'Italia e delle notizie riguardo l'immigrazione.
Tra le abituali attivita della nostra comunita dobbiamo menzionare:
. Liberi corsi di italiano per i nostri soci. I corsi a Iasi sono serali,aperti a circa 20 alunni non necessariamente di origine italiana e frequentati soprattutto da donne che aspirano a spostarsi in Italia(la loro eta media e di 20 anni)
. Seminari focalizzati al mantenimento dell'identita etnica tramite la conservazione delle tradizioni religiose, culturali e gastronomiche.
. La cooperazione con uomini d'affari che investono nella Romania
. Attirare gli investitori italiani grazie alla presentazione delle opportunita che la Romania offre
. I corsi dell'amministrazione culturale
. I campi estivi per i bambini dei nostri membri e i campi inter-etnici organizzati dal dipartimento delle relazioni inter-etniche o dalle altre organizzazioni
. Lo spettacolo del nostro coro chiamato "Allegria" e del nostro gruppo di danza chiamato "Levante"
Quanto ai collegamenti con la nostra madrepatria, la Comunita Italiana di Romania ha collaborato sin dall' inizio con molte organizzazioni culturali italiane o con associazioni interessate all'immigrazione italiana. Non riceve tuttavia alcun sostegno finanziario dal governo italiano.
Molti imprenditori del Nord Italia oggi investono in Romania soprattutto nella zona di Timisoara. A Iasi la carenza di infrastrutture non facilita questi investimenti e pertanto qui e piu evidente il flusso emigratorio verso l'Europa occidentale.
La Comunita italiana di Iasi conta oggi circa 400 soci. Gli italiani associati salgono a 1200 se si considerano tutte le altre comunita presenti in Romania che fanno capo alla sede centrale di Bucarest.
Tutte le informazioni qui riportate ci sono state riferite dalla prof.ssa Gita Navari, responsabile del centro italiano di Iasi e direttrice del giornale Columna, incontrata in occasione del nostro viaggio in Romania nel novembre 2004.
Recapito della Comunita di Iasi:Iasi,str. C.Negri nr.16,blo G5,et.1, ap.1, 700073
e-mail:office@comunitaitaliana.ro
fonte: link
Lettera a Fini: "Prima del voto agli immigrati riconoscete loro dignita' e uguaglianza"
di Donatella Papi
Caro Fini,
il solito Veltroni vuole le nozze coi fichi secchi. I "fichi secchi" sono i poveri immigrati che le tante associazioni di volontariato veltroniane e dintorni hanno in questi anni steso letteralmente, con la complicita' della Chiesa di sinistra (una contraddizione in terra perche' in cielo faranno i conti visto che vogliono fare a meno di lasciarsi guidare dallo Spirito Santo, ma dove vanno Fini quando saranno lassu'?).Insomma Veltroni, facendo i calcoli sul Pd, ha considerato che necessita del voto degli immigrati, molti dei quali sono gia' sotto assoluto scacco loro per quanto riguarda la stessa povera esistenza. E cosi l'amico Veltroni le ha chiesto di aprire a questa riforma e glielo ha detto fingendo amicizia post-sessantottina. Io non ci credo, ma se fosse vera, gli faccia fare una dichiarazione sulla carita' a-partitica dicendo che il Papa e il Dalai Lama non sono neppure paragonabili e che il Tibet e' stato una loro montatura...qui mi fermo perche' voglio bene a Veltroni.
Se fossi un immigrato vi riempirei di pomodori. Facciamo la fame, siamo discriminati, e ora in catene ci portate al voto? Ma lo sa Fini, che il suo "sindaco" Alemanno definisce "bestie imperdonabili" i deboli che cadono nel male come i pastori romeni che commettendo un grave reato hanno assalito i campeggiatori nel degrado romano? Ma la carita', Fini, che e' piu'? E se i magistrati devono fare i magistrati, chi sta dalla parte della misericordia financo laica? E guardi che Alemanno non e' un suo amico, ma e' del vecchio asset.
Prima del voto agli immigrati ci vogliono i DIRITTI AGLI IMMIGRATI!!! La liberta', l'indipendenza, il decoro, l'umanita', l'amore per il prossimo, il rispetto. Reciproco. Glielo scrivo a caratteri cubitali e poi vengo sotto casa sua con un cartello stratosferico. Ci vogliono i diritti che non sono i privilegi o gli sconti o l'impunita' o la complicita'. Ma le REGOLE chiare che devono rispettare gli immigrati, perche' nelle regole ci sono anche le tutele. Gli immigrati hanno diritto prima di tutto a non essere sotto scacco di nessun partito ne' per il voto ne' per i documenti, debbono sentire di appartenere a se stessi in un articolato giuridico tra Paesi ospitanti e di origine e nella logica legislativa europea. I diritti sono l'accesso al lavoro, alla casa, ai servizi, ma anche un giusto equilibrio tra sostegni e costi, tra dare e avere. Nel rispetto dei cittadini italiani, soprattutto dei poveri. Pero' questo lo vogliamo dallo Stato, non da una consorteria di interessi politici incardinata in alcune comunita'.
Dopo i diritti ci sono da fissare i doveri, chiari e uguali per tutti. Anche questi stabiliti nello Stato, con l'aiuto se vogliamo di Sant'Egidio, ma il Santo e non la truppe di Cossiga. Su su, che Cossiga ride...E poi se grigna, chi se ne infischia. E' la grande partita per il Quirinale questa, quella di chi sbatte fuori Cossiga per sempre. Mi dica: dove il Presidente ha nascosto le macchinette? Io lo so, lei Fini saprebbe dove mettere le mani?
Poi ci sono tante altre cose da assicurare agli immigrati, che adesso qui non declino. Dopo tutto cio', si potra' parlare di voto per coloro che sono integrati. Altrimenti gli immigrati-elettori finiranno in una trappola sindacal-partitica peggiore delle peggiori schiavitu', e non scherzo! Per cui dica a Veltroni "nisba", calma, vediamo, poi si vedra'. E non si bei di andare ricevuto alla Festa del Pd, caro Fini, che da quelle parti non la amano come sembra. Siamo noi che le vogliamo bene e Dio sa quanto! No, non e' cosi? Faccia una prova: alzi il braccio nel segno di quel saluto romano, poi dica "stavo solo salutando, ma che sara' mai" e veda che dicono loro. Ci sarebbe da piangere, invece vede...si ride!
fonte: Comincialitalia.net
In memoria di due bimbe che non sapevano nuotare
GLI ZINGARI
Testo & musica di Enzo Jannacci; edizioni musicali
(parlato)Fu quando gli zingari arrivarono al mare che la gente li vide, che la gente li vide come si presentano loro, loro, loro gli zingari, come un gruppo cencioso, cosi disuguale e negli occhi, negli occhi impossibile, impossibile poterli guardare.
(cantato)E allora gli zingari guardarono il mare
e restettero muti perché subito intesero
che li non c'era niente, niente da dover capire,
niente da stare a parlare, niente da stare a parlare
c'era solo da stare, fermarsi e ascoltare.
(parlato) Si perché il vecchio, proprio lui, il mare, parlo a quella gente ridotta, sfinita, parlo ma non disse di stragi, di morti, di incendi, di guerra, d'amore, di bene e di male, non disse lui li ringrazio solo tutti di quel loro muto guardare.
(cantato)E allora lui il vecchio, si proprio lui, il mare
parlo a quella gente bizzarra, svilita
e diede al suo corpo un colore anormale
di un rosso tremendo,
qualcuno a star male, qualcuno a star male
questo (parlato) fu quando gli zingari arrivarono al mare.
Benedetto XVI: "Proponete la fede"
di Donatella Papi
Non dobbiamo fare silenzio, abbassare gli occhi, ammutolirci e per mantenere lavoro, amicizie e accettazione negare la fede che abbiamo in Dio. Possiamo dirlo quello che abbiamo nel cuore: liberamente. E se qualcuno ci ostacola, ci zittisce, ci impedisce di parlare e di esprimere il nostro amore nell'universo e' la nostra umilta' verso tutto cio' e' sopra di noi dobbiamo fino a che e' possibile parlare. Dobbiamo difendere il nostro credo. Pensando che cosi' e' stato sempre e in altre epoche c'e' stato chi ha dato la vita propria, dei propri figli. Voi che lo farete siete nel giusto, perche' siete voi che sentite cio' che altri non capiscono, non vedono, non vogliono riconoscere poiche' dovrebbero rinunciare a commettere errori, a infrangere quelle poche regole che che consentono agli uomini di stare nell'ordine che sia bene di tutti.
Non solo. Dovete fare di piu'. Dovete andare dal vostro prossimo a proporre la fede. Ma non parlando di altro. Parlando di Dio. Come lo sentite. Se state sbagliando lo capirete, se siete nel giusto le parole continueranno a sgorgare. Ci sono tanti esercizi, regole e cose da sapere per parlare di Dio agli altri. Ma affinche' possano farlo tutti Dio ha dato un giorno a Mose' dieci regole cosi' tassative, che li ha chiamati Comandamenti. Vuol dire che siamo comandati a rispettarli e chi non li rispetta fara' del male agli altri.
Parlate di queste dieci regole che scandiscono il vivere quieto, civile, sano che consentono soprattutto di riconoscere cosa fare e cosa non dovete fare. Mai. Se sbaglierete dovrete ammetterlo e ricominciare a vivere una vita degna di voi stessi.
Per aiutare gli altri, se volete essere utili, dovete proporre questi principi. Ma non li potrete imporre, poiche' cio' implica l'uso della forza. E voi invece dovete prodigarvi fino a che non vedrete il volto del vostro interlocutore illuminarsi di gioia. Qualcuno pur di non farvi riuscire nell'impresa vi aggredira', vi insultera', vi minaccera', vi fara' ritorsioni ma tu non rinunciare mai. Se taci da una parte continua da un'altra e subito prodigati per trovare qualcuno disposto a tutto pur di difendere la liberta' di amare. Quando vi accorgerete che la vita coincide con la rinuncia della fede, chiudi gli occhi e lasciati andare.
Queste mie parole seguono quelle dette oggi da Benedetto XVI.
I cristiani impegnati nel dialogo con i fedeli di altre religioni devono 'proporre' e non 'imporre' la fede in Cristo, raccomanda il Papa. Cosi' Benedetto XVI ai partecipanti alla Plenaria del pontificio consiglio per il dialogo interreligioso. ''E' l'amore che spinge ogni credente ad ascoltare l'altro e cercare aree di collaborazione'', ha spiegato aggiungendo che l'amore di Cristo impone alla Chiesa di avvicinarsi ''a ogni essere umano senza distinzione, oltre i confini della Chiesa visibile''.
Un numero di telefono per i romeni in difficolta'
di Gabriela PentelescuL'ambasciata romena in Italia raccomanda ai propri cittadini che sono stati vittime di atti di discriminazione e xenofobia di rivolgersi urgentemente sia alle autorita italiane competenti (rispettivamente polizia e carabinieri della citta di residenza e, per il livello nazionale, l'Unar - Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) che all'ambasciata e ai consolati romeni competenti per la propria zona.
Il numero verde dell'Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) e il seguente: 800.90.10.10 e puo essere contattato dal lunedi al venerdi, dalle ore 10 alle ore 20, per denunciare atti di discriminazione. La telefonata e gratuita e le denunce si possono fare anche in lingua romena.
Inoltre, dal 25 aprile 2008, l'ambasciata romena in Italia ha attivato un numero di telefono per le emergenze. Il 345.230.24.89, disponibile 24 ore su 24, e riservato esclusivamente ai cittadini romeni che vivono una situazione di disaggio o sono in pericolo sul territorio italiano. Possono essere segnalati fra le altre cose: incidenti, morti, calamita naturali o altre situazioni di pericolo di carattere straordinario.
In un comunicato stampa, l'ambasciata romena e i consolati assicurano che metteranno in atto tutti gli interventi diplomatici e tutte le verifiche necessarie in linea con le loro competenze, per aiutare chi dovesse trovarsi ad affrontare situazioni a carattere discriminatorio e xenofobo.
(3 giugno 2008)
Integrazione e cultura alla festa dei popoli di Roma - 18 maggio 2008
RomaSette/Avvenire (Graziella Melina)
Roma (Migranti-press) - Sette lunghi nastri colorati accompagnano la piccola processione che porta il Vangelo fino all'altare. Tra i banchi, filippini, nigeriani, albanesi, peruviani, rumeni, italiani. Qualcuno indossa gli abiti tradizionali della propria etnia. Sull'altare, 20 gruppi di altrettante comunita si preparano ad animare la liturgia. Domenica 18 maggio, nella basilica di San Giovanni in Laterano, la celebrazione eucaristica presieduta dall'arcivescovo Robert Sarah, segretario della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, era dedicata proprio a loro, il popolo dei migranti. I protagonisti della Festa dei popoli (ormai alla XVII edizione), promossa dai Missionari Scalabriniani in collaborazione con il Vicariato di Roma.
Nella foto: Angela Nicoara, Simona C. Farcas, Carolina Brandi
"Noi oggi siamo qui per far conoscere questo modo diverso di incontrarci senza rivendicazioni, disuguaglianze, proteste. Desideriamo soltanto conoscerci meglio, rispettarci di piu, rispettando e comprendendo la cultura dove oggi abitiamo, pensando a quell'integrazione di cui i nostri bambini sentono il bisogno, salvaguardando pero i valori morali, religiosi, culturali delle nostre terre", ha detto monsignor Sarah durante l'omelia. "In questa maniera voi diventate un messaggio buono per gli intolleranti e gli integralisti". Di qui "la sfida a vivere nell'amore, a superare ogni confine proprio mentre sembrano ricadere le spinte verso il particolare, l'individualismo". "Con la globalizzazione - ha proseguito - le nazioni diventano multietniche". Cosi come la comunita cristiana. "E un processo inevitabile, e dobbiamo saperci inserire". "Vogliamo riconoscerci come persone capaci di vivere, collaborare, costruire una civilta universale". Al termine della cerimonia, 20 membri di diverse comunita hanno ricevuto "l'invio missionario".
"In un tempo in cui tutti sono concentrati sull'immigrazione come fatto di cronaca - ha sottolineato padre Gaetano Saracino, organizzatore dell'evento - la Festa dei popoli si candida a essere una via di uscita da una realta che viene solo dibattuta, ma che ci si palleggia come rapporto di forza tra immigrati e chi deve esercitare un ordine pubblico. Ecco, la Festa dei popoli - ha aggiunto - dice loro che una via d'uscita e possibile: far vivere insieme tutti i popoli cosi come stabilmente si vive nella citta di Roma, esprimere, fare esprimere queste persone, soprattutto sottolineare il loro senso di appartenenza ad una comunita cristiana".
Davanti alla basilica, 20 stand di comunita etniche e 18 di associazioni. La Festa e iniziata sin dalla mattina con una tavola rotonda dal titolo "Nel lavoro e nella vita quotidiana. Alcuni problemi delle donne migranti nella nostra citta". Un'occasione per molte donne straniere di confrontarsi e raccontare le proprie storie. Spesso di difficolta, come quella di Christiane Patoupe. Una giovane donna che viene dal Camerun, in Africa, e da circa 5 anni e una rifugiata politica. "Non e facile trovare un lavoro per uno straniero, e per una donna immigrata dall'Africa nera e peggio". "Se per caso vi chiedono da dove arrivi, ti rispondono: no grazie", oppure "sono pronti a lasciarvi il lavoro piu duro", racconta. Rifugiata in Francia, Germania e Inghilterra, arriva in Italia incinta di 7 mesi. "Venendo in Italia nessuno vuole riconoscere il tuo titolo di studio". Non solo. "Nessuno ti vuole dare una casa proprio perché sei donna".
Marie Jean Dameg, filippina, invece vive in Italia da 23 anni. "Stando qui in Italia con una famiglia, un bambino, ho dovuto fronteggiare tanti problemi". Non ultimo quello degli affitti. Ora, pero, ammette contenta, "ho comprato casa e pago un mutuo". Altro problema comune a molte di loro e poi quello della burocrazia. Cecilia Agyeman Anane e venuta in Italia dal Ghana 28 anni fa per imparare la lingua italiana. Ora lavora alla Fao. Da lei arriva una critica, anche a nome dei suoi connazionali: "Servono 14, 15 mesi per rinnovare il soggiorno". E aggiunge con orgoglio: "Per noi e un valore stare qui in Italia e vivere liberamente".
Bisogna "vincere la sfida dell'integrazione, non accettare di essere schiavizzate, reagire alla violenze e pretendere il rispetto. E poi cominciare a diventare cittadinanza attiva. Fare delle cose per sé e per gli altri". Parla con determinazione Simona Farcas, romena, dell'"Associazione Italia Romania futuro insieme". Della quale fa parte pure Oana Lungu, arrivata in Italia 4 anni fa per cercare un lavoro. "Ho iniziato a lavorare presso una famiglia italiana, ma il lavoro non mi bastava, e cosi ho cominciato a studiare". Lei organizza diverse attivita, incontri, gite, "per uscire dalla monotonia", dice. Perché uno dei problemi dei giovani rumeni e proprio la mancanza di vita sociale "Tanti per avere un soldo in piu lavorano anche sabato e domenica".. Karina Chavez Alvarez arriva dal Perú. "Per fare l'iscrizione di mia figlia all'asilo nido occorre la residenza". E lei ancora fatica ad averla. E un avvocato e qui fa la baby sitter. E cosi e costretta a portarsi dietro la bimba. "Ma quante mamme come me - sostiene - devono smettere di lavorare!". Marie Louise Ndiaye, dal Senegal, invece mette in gioco tutto il suo entusiasmo e la sua determinazione: "il mondo deve essere multiculturale e noi - dice con orgoglio - siamo una forza per la societa italiana".
Fuori, tra gli stand, la gente si incontra, si abbraccia. Noemi Granados viene dal Perú. E arrivata in Italia 16 anni fa. Ed e contenta. "Oggi e un grande evento per noi stranieri che ci troviamo fuori dalla patria, e un'occasione per conoscerci". La comunita latino americana a Roma si trova bene, dice. "Ormai siamo tanti e abbiamo cominciato a inserirci, e poi - ammette sorridendo -, il carattere latino ci avvicina molto agli italiani".
Nello stand della comunita albanese si chiacchiera volentieri. Qualche bimbo e alle prese con i palloncini. "Ci ritroviamo nella parrocchia di San Giovanni della Malva. Facciamo catechesi - spiega suor Angelina -. La maggioranza degli albanesi sono musulmani, ma partecipano lo stesso alle nostre attivita". "Noi non abbiamo grandi differenze con l'Italia - la interrompe Florenza, preoccupata per l'immagine negativa che spesso viene fuori dai giornali -. Ci sono tanti albanesi che studiano, hanno il senso della famiglia". "Io ho finito gli studi qui - le fa eco Lerina -, e stata una mia ricerca interiore scegliere di fare studi di teologia, visto che in Albania c'era un ateismo di Stato". "La comunita albanese ha sofferto molto", racconta poi, mentre spiega il significato di quelle uova rosse posate sul banchetto, proprio per ricordare gli anni in cui durante la Pasqua, erano costretti a portarle in chiesa di nascosto.
Mostrano i loro prodotti artigianali, fatti di conchiglie, nello stand filippino. "Sono contentissima, ho trovato un lavoro, la famiglia, sono molto integrata", racconta Nelia Nolasco, mentre indossa il salakot, il tipico cappello che i contadini portano per ripararsi dal sole. E poi aggiunge con orgoglio: "Io sono una ex consigliera del municipio VIII".
"Per noi e molto importante il momento della messa. Ci teniamo molto. Poi viene tutto il resto", spiega nello stand accanto Nieves Carrello, del Paraguay, in Italia da 31 anni e sposata con un italiano. "La nostra comunita e ben integrata", sottolinea poco dopo Geronimo Narveiz Torres, ambasciatore presso la Santa Sede, arrivato nello stand per salutare la sua comunita. Stessa soddisfazione nella comunita del Madagascar: "Vogliamo manifestare la nostra volonta a vivere tutti insieme", sottolinea Dama Rakotondrasedo, consigliere all'ambasciata presso il Quirinale. "Anche grazie a questi momenti di aggregazione e di interscambio - sottolinea - noi stranieri non pensiamo che siamo soli".
Au participat diplomatici/ ambasadori / reprezentanti institutionali ale multor comunitati de imigranti in Italia. A fost un privilegiu, motiv de mandrie, de bucurie pentru ei! Conationalii lor i-au primit dupa traditie, i-au onorat, s-au bucurat impreuna...au discutat despre probleme si solutii. De la Ambasada Romaniei, din pacate, nu ne-am putut bucura de prezenta nimanui, cu toate ca romanii, la acest eveniment, au participat la toate cele 5 sectoare de activitate (folcloric -cu 2 interventii, pentru copii si adulti -, accoglienza, cultural-turistic, liturgic, culinar) motiv pentru care am fost si premiati, dat fiind ca nici o alta comunitate nu a fost atat de eficienta.
"Un uomo si giudica dai sogni che ha o da quelli che riesce a realizzare?"Simona C. Farcas
Domenica 18 Maggio in Piazza S. Giovanni, 17a edizione della FESTA DEI POPOLI- Giovani migranti:risorsa e provocazione.
IRFI onlus sara' presente all'interno della manifestazione con il proprio stand.
La manifestazione destinata alle oltre 150 comunita' etniche organizzate sul territorio, e che raccoglie l'adesione di circa 5.000 persone, rappresenta ormai da anni una grande finestra sul mondo dell'immigrazione.
L'iniziativa e' giunta alla sua 17a edizione, la quarta in Piazza S. Giovanni e rientra tra le attivita' ufficiali della Diocesi e del Comune di Roma avendo da questi ottenuto il titolo giuridico di affidamento incarico.
Promossa dai Missionari Scalabriniani, la manifestazione riceve la collaborazione della Migrantes, della Caritas di Roma, della Provincia di Roma e delle comunita' immigrate, nonché' comunita' UE, tra cui la Romania.
In dettaglio, oltre alla Santa Messa nella Basilica dell'omonima Piazza ci saranno spettacoli folklorici, stand culturali e gastronomici, animazione e mostre che incrementano il programma della giornata.
Breve storia della Festa dei Popoli
La prima edizione della FESTA DEI POPOLI risale al 3 maggio 1992. Insieme senza frontiere era il suo titolo. Sorta per la vitalita' del carisma dei Padri Scalabriniani di Roma per 13 anni ha avuto come scenario gli ampi spazi della Parrocchia del SS. Redentore a Valmelaina affidata alla stessa Congregazione. Le varie Edizioni che si sono susseguite hanno avuto una costante crescita di partecipanti (cosi come cresceva il numero degli stranieri a Roma) si da arricchire la Festa stessa con il coinvolgimento e l'adesione di numerose comunita etniche.
Dal 1999 il Vicariato della Diocesi di Roma con l'Ufficio Migrantes e la Caritas entrano a far parte del comitato promotore della manifestazione. La stessa promozione della festa diventa un ulteriore motivo di conoscenza e di scambio di esperienze con le oltre 150 comunita etniche sparse nel territorio di Roma e Provincia ed, allo stesso tempo, un'occasione per coinvolgerle direttamente nella realizzazione della festa. Dal 2005 la manifestazione si e spostata negli ampi spazi di Piazza S. Giovanni - Roma.
Il governo romeno torna a prendere i suoi cittadini, con un posto di lavoro
di Donatella Papi
Forse dovremmo chiedere scusa anche al governo romeno perche abbiamo lamentato l'eccessiva presenza di connazionali sul nostro territorio, di rom e senza casa, chiedendo loro il rimpatrio. Ma il rimpatrio italiano, di una societa come la nostra sempre piu violenta e antisolidale, e stata una fiammata di intolleranza con eccessi davvero inaccettabili.
Perche il rimpatrio chiesto dagli italiani doveva essere "forzato" e con la caratteristica "da qui alla galera". E' vero in Romania, come in Italia e nel resto del mondo, ci sono anche fenomeni di illegalita e di violenza. I bisogni spingono le cittadinanze verso queste derive. Ma le risposte dei governi non devono essere altrettanto violente, ma certe e al contrario aperte alla solidarieta. E questo ha dimostrato di voler fare il governo romeno. Offrire il bene primario: il lavoro. E per tutti. Senza discriminazioni, anzi con maggiore attenzione verso i piu bisognosi.
Un lavoro non promesso o annunciato, ma assegnato e quasi uno a uno. Attraverso uno screening di potenzialita e capacita per dare a quanti piu possibile la condizione incentivante di rientro in patria.
Ho visto coi miei occhi il ministro del Lavoro romeno, Paul Pacuraru, sabato a Roma fare questo, in prima persona. L'ho visto tra oltre mille romeni parlare con tutti e spiegare a tutti. Tutti potevano chiedere spiegazioni al ministro, che era li per quello. Ho visto Pacuraru piegarsi sulla gente, prestare ascolto, poi offrire spiegazioni minuziose e documentate, insistendo lui, l'ho visto mettere da parte fotografi e telecamere, per dare la priorita ai dubbi, alle domande, alla gente.
E ho parlato con il ministro del Lavoro, gli ho chiesto il senso di quella operazione.
Paul Pacuraru e un uomo alto, dai modi decisi, ma anche dall'attenzione civica spiegata con una cortesia. "Vogliamo portare a casa i nostri connazionali - mi ha detto il ministro in una breve conversazione - ma vogliamo farlo offrendo loro un'opportunita. Abbiamo stimato un deficit occupazionale di circa 7.000 posti per cominciare, ma siamo certi che questi cresceranno. Per ora le maggiori offerte vengono dal settore delle costruzioni. Ma anche l'agricoltura e l'industria stanno evolvendo rapidamente. Oggi abbiamo chiamato tutti i romeni in Italia per spiegare loro le modalita di rientro, per fare un monitoraggio delle loro specializzazioni e per assegnarli gia a una borsa del lavoro che possa far incontre domanda e offerta".
L'evento, la Borsa dei posti di lavoro disponibili in Romania per i cittadini romeni che soggiornano attualmente in Italia, si e svolta presso la sede del Centro Cittadino per le Migrazioni, L'Asilo e L'Integrazione Sociale di via Assisi. E anche con la collaborazione delle associazioni tra cui la Irfi Onlus e la presidente Simona C. Farcas.
...continua su Comincialitalia.net
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Parla l'ambasciatore romeno: presto tre nuovi consolati su Metropoli
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"Sindrome Italia", allarme in Romania
BUCAREST - Dopo le feste natalizie, la partenza dei parenti che lavorano all'estero, soprattutto in Italia e Spagna, sta provocando delle tragedie nelle famiglie romene dell'est del Paese. Gli ospedali di Iasi hanno segnalato infatti numerosi tentati suicidi generati dalla cosiddetta "sindrome Italia", come riferisce il quotidiano "Romania libera".
Lo scorso fine settimana, nel giro di poche ore, diverse persone sono state ricoverate a Iasi, dopo aver tentato il suicidio a seguito di depressioni provocate dalla partenza di parenti verso l'estero, come spiegano i medici. Infelice perché la moglie era tornata a lavorare all'estero, un giovane di 22 anni ha preso oltre 30 pillole di barbiturici, mentre una donna di 38 anni e finita in coma dopo avere ingerito pillole prima del ritorno del marito in Italia.
Un'altra donna di 48 anni ha ingerito varie pasticche trovate in casa, nel tentativo di convincere la figlia a non tornare al suo lavoro all'estero. Altri tre uomini di 22, 27 e 35 anni sono stati sottoposti a interventi chirurgici dopo essersi feriti con coltelli o pezzi di vetro al collo, al torace o alle mani. Per fortuna tutti sono sopravvissuti ai tentati suicidi.
Comunicato stampa
Mailat, stop aggressioni al popolo romeno
La II sezione del Tribunale di Roma ha condannato Romulus Nicolae Mailat per il delitto Reggiani a 29 anni. Mi sembra che quanto deve pagare un colpevole e' la pena inflitta e non l'indegna aggressione a mezzo stampa che divampa sui media italiani ai danni della comunita' romena, dell'immagine della Romania, dei nomadi e dello stesso Mailat fino a pregiudicare la serenita' del giudizio.
Mailat, quand'anche colpevole, e' un nostro connazionale e gode della tutela e dei diritti delle societa' libere e democratriche quale e' la Romania.
Deploriamo e agiremo severamente nei confronti di commenti scorretti e violenti da parte di nostri connazionali romeni e ci riserviamo di agire per vie legali nei confronti di singoli o soggetti in quei casi in cui si ravvisano lesioni della nostra immagine, onorabilita' e sicurezza.
Al sindaco Alemanno che invoca l'ergastolo per Mailat chiediamo di fare il suo mestiere garantendo la certezza delle presenze nei campi, le identita, gli ingressi, l'igiene e la salute e di amministrare meglio i circa 5.000 Euro al mese per ogni Rrom, di cui ci risulta il Comune dispone senza che se ne vedano da anni i risultati.
Simona C. Farcas, presidente di IRFI "Italia Romania Futuro Insieme"
Roma, lì 30/10/2008
COMUNICATO STAMPA
L'Associazione IRFI - Italia Romania Futuro Insieme" Onlus prende le distanze da quanto accaduto martedi 30 ottobre a Roma.
"Siamo contrari - afferma Simona C. Farcas, presidente della Irfi Onlus - verso qualsiasi atto criminoso, nonché da qualunque azione di delinquenza commessa da romeni, e non solo, residenti in Italia. Lavoriamo per aiutare i nostri connazionali a integrarsi nella societa italiana".
Nel triste contesto sociale che sta vivendo l'Italia, totalmente sfavorevole alla societa romena, l'Associazione IRFI Onlus lancia un appello alle Istituzioni italiane affinché vengano applicate le leggi.
"Esprimiamo - ribatte Farcas - tutta la nostra solidarieta alle vittime della tragedia e continuiamo a lottare contro la criminalita, attraverso i nostri progetti sociali; cercheremo di sostenerli al fine di essere un costante supporto per tutti gli onesti romeni che vivono in Italia. Speriamo che la giustizia faccia il suo corso e desideriamo una partecipazione sempre piu attiva, soprattutto concreta, di tutte le autorita romene nella risoluzione di questo conflitto attraverso soluzioni pertinenti e rapide".
L'Associazione Irfi Onlus sta gia mettendo a disposizione, proprio con l'ausilio dell'esperienza, le giuste risorse umane.
"Sosterremo, se dovesse essere necessario, anche l'arrivo di leggi piu severe - conclude Farcas - che possano allontanare la delinquenza dal tessuto sociale italiano compresa quella romena."
L'Associazione IRFI - Italia Romania Futuro Insieme" Onlus esprime le piu sentite condoglianze alla famiglia di Giovanna Reggiani.
Ufficio Stampa
Associazione IRFI
Inaugurato a Roma l'Istituto che cura i migranti
La Biblioteca si fa piu' mondo
di Silvio Cinque (direttore Biblioteca Borghesiana)
Con la donazione di libri in lingua originale romena della scorsa domenica 20 gennaio anche la parte nuova della Biblioteca di Borghesiana entra ufficialmente in attivita'. E' quanto considera il presidente dell'Istituzione Igino Poggiali, quando presenta l'iniziativa alle numerose componenti della comunita' romena convenute per l'occasione ed organizzate dalla signora Simona Farcas convita presidentessa dell'Associazione IRFI (Italia Romania Futuro Insieme). La visione proposta dal breve discorso di Poggiali e' quella di una Biblioteca che guarda all'Europa, alle sue componenti ed alla sua trasformazione politica e culturale. Dello stesso tono, ma rivolto piu' alla funzione politico-amministrativa del Muncipio e' stato il saluto del pesidente la commissione cultura del Municipio Armando Morgia che ha riunito in un unico legame le associazioni culturali, la Biblioteca e tutti i cittadini del territorio. In 8. municipio, stando ai dati comunicati da Gabriella Sanna dell'Ufficio Interculture, i romeni regolarmente iscritti all'anagrafe sono, cifre del 2006, circa 6.200. Una piccola parte di questa era presente all'iniziativa. Numerose persone infatti con il coro dei bambini, il gruppo dei danzatori e le rappresentanze culturali e religiose. Molti abitano la Borghesiana e i suoi sparsi dintorni, diversi studenti ne frequentano le scuole, alcuni sono iscritti alla Biblioteca. Simona Farcas e' la piu attiva e si intrattiene con tutti come una brava padrona di casa. Soprattutto con noi della Biblioteca, con Igino, Gabriella e Leila e Armando presente in nome del Municipio e con le insegnanti delle due associazioni che hanno organizzato i corsi di alfabetizzazione d'italiano.
Ci tiene e tanto, Simona, e si vede e ci tengono tutti coloro che sono qui, che con grande disponibilita' e dignita' canterannno e danzeranno e sinceramente si sforzeranno di mandare segnali positivi, pacifici ed amichevoli di quella Romania ricca di valori positivi, di cultura, di tradizioni e di storia troppo spesso ottenebrati dalla cronaca quotidiana. E mi fermo a pensare, tra una stretta di mano robusta ed una garbata battuta con i bambini, mi fermo a pensare cosa farei, cosa faremmo al loro posto. Cosa farei cioe' se mi trovassi in un paese diverso dal mio, dove la Storia , quella degli eventi importanti, mi ha condotto; dove con grande fatica e sofferenza dovessi quotidianamente confrontarmi con le difficolta', la diffidenza, il pregiudizio ed un continuo oscillare tra fatti di cronaca contrastanti e contraddittori, ma tutti comunque drammatici. Credo che anch'io farei lo stesso perché' e la stessa cosa che ormai un secolo fa hanno fatto gran parte dei nostri progenitori quando con le loro valige di cartone e l'odore confortante delle loro origini sbarcavano nelle americhe, Canada compreso, cercando non solo di sopravvivere, ma di esistere. Esistere ché' e' molto di piu' che sopravvivere giorno per giorno in una durissima prova di resistenza. Esistere significa non rinunciare a sé' stessi ed alla propria consapevolezza, alla propria identita'. Importante e' stato infatti l'intervento delle due insegnanti romene che ricordano con convizione la necessita' di non perdere le proprie caratteristiche linguistiche e culturali, di continuare a parlare in famiglia e fuori la propria lingua madre. Esistere significa manifestare e relazionare con gli altri la propria capacita' di decidere, di progettare il futuro. Lontana dai cantieri di costruzione o dalle piazze della musica o dalle case di famiglie anziane, ma altre dalla propria familiare anzianita', lontana dalle fatiche del quotidiano, la Biblioteca diventa il luogo ideale perché questo si affermi. La Biblioteca piu' di altri luoghi simili per significato; perché in nessun altro luogo le persone diventano parte attiva e partecipano essi stessi di una attenzione attiva, di un servizio. Cosi i 74 libri in lingua romena che oggi arricchiscono il catalogo ancora molto in espansione della Biblioteca, rappresentano l'identificazione di questa attivita'. La Biblioteca detta le regole essenziali e significative per il godimento delle sue funzioni, ma e' la piena e consapevole partecipazione che poi ne determinano la caratteristica ed il destino. Cosi i romeni di Roma affermano nelle biblioteche Europea, Galline Bianche, Basaglia, Rodari e Borghesiana l'intenzione ed il desiderio di essere parte integrante ed integrata della citta'. E' un mutuo, reciproco scambio tra la citta' cosmopolita ed i suoi abitanti sempre piu caratterizzati dalle composite provenienze della globalizzazione. Cosi la Biblioteca rispetta ed interpreta il meglio della sua vocazione che e non solo quello di essere spazio circoscritto ed accogliente, ma anche ponte attraverso il quale il transito e lo scambio garantiscono il collegamento, la continuita'. Così la comunita' romena, come tutte le altre comunita', contribuiscono, con i circoli di lettura e le attivita' partecipate delle scuole e dei cittadini, ad alimentare di energia nuova quella ospitalita', accoglienza e pluralita' che da sempre sono le caratteristiche amichevoli pacifiche e solidali delle Biblioteche del Mondo.
"Cărți în românește în bibliotecile din Roma", o inițiativă inedită din partea comunității migrației române în Italia, prezentată marți într-o Conferință de presă la Biblioteca Europeană din capitala Italiei: pentru Radio Vatican a intervenit pr. Adrian Dancă
Comunicato stampa
LIBRI IN ROMENO NELLE BIBLIOTECHE DI ROMA
Le Biblioteche di Roma, nel piu ampio progetto Biblioteche in Lingua - che prevede l'apertura di sezioni di libri nelle lingue piu parlate dagli stranieri immigrati a Roma - inaugurano cinque sezioni di libri in lingua romena nelle biblioteche Europea, Galline Bianche, Franco Basaglia, Gianni Rodari e Borghesiana. Martedi 15 gennaio alle ore 12 alla Biblioteca Europea alla presenza dell'Assessore alle politiche culturali Silvio Di Francia, del Presidente delle Biblioteche di Roma Igino Poggiali e delle autorita dell'Ambasciata Romena, vengono presentate ufficialmente con una conferenza stampa d' inaugurazione. Le nuove sezioni, nate per rispondere alle richieste degli utenti di nazionalita romena e di tutti gli interessati alla lingua e alla cultura della Romania, sono composte da circa 400 libri di narrativa romena e straniera, classici e romanzi di autori romeni come il grande poeta Mihai Eminescu, Emil Cioran, Eugen Ionesco, Mircea Eliade, di grandi autori contemporanei come Mircea Cartarescu, Vasile Voiculescu, Gabriel Liiceanu, romanzi di autori italiani tradotti in romeno, come Seta di Alessandro Baricco, Io non ho paura di Nicolo Ammanniti, Il nome della rosa di Umberto Eco, Palomar di Calvino, oltre ad autori e best sellers internazionali come Isabel Allende, Tolkien, Agatha Christie, Ian Fleming, Dan Brown (Il Codice Da Vinci e altri).
Altre sezioni saranno inaugurate in futuro in altre biblioteche con nuovi libri per adulti e ragazzi donati dalle case editrici romene e dalla Fondazione Europea Dragan. I libri possono essere presi in prestito gratuitamente con una semplice iscrizione in biblioteca.
Il programma d' inaugurazione nelle biblioteche prevede:
ore 17.30: coro di bambini romeni con canti tradizionali e poesie in romeno e in italiano recitati dai bambini.
ore 18.30: Recital di poesie del piu grande poeta romeno, Mihai Eminescu, a cura di Luminita Gugianu, docente di lingua e letteratura romena.
ore 19: spettacolo popolare di musica e danza in costumi tradizionali romeni. Solista vocale Tudor-Doru Mitroiu. Gruppo di ballo tradizionale romeno (8 ballerini) "Flori de mai" (Fiori di maggio). A cura dell'Associazione onlus Italia Romania Futuro Insieme - www.irfionlus.org.Sabato 12 gennaio ore 17.30
Biblioteca Galline Bianche (Labaro-Prima Porta - Municipio XX)
via delle Galline Bianche, 105 - tel. 06 45460451
Domenica 13 gennaio ore 17.30
Biblioteca Franco Basaglia (Primavalle - Municipio XIX)
via Federico Borromeo, 67 - tel. 06 45460371
Martedi 15 gennaio ore 12 - CONFERENZA STAMPA
Biblioteca Europea (Municipio II)
Via Savoia, 15 - tel. 06 454600681
Sabato 19 gennaio ore 17.30
Biblioteca Gianni Rodari (Tor Tre Teste - Municipio VII)
via Tovaglieri 237 a - tel. 06 45460571
Domenica 20 gennaio ore 17.30
Biblioteca Borghesiana (Borghesiana - Municipio VIII)
Largo Monreale - tel. 06 45460361
Ufficio Stampa Biblioteche di Roma - Via Zanardelli, 34
Orietta Possanza
tel. 06 45430232 - 348 4905429 - fax 06 45430247
o.possanza@bibliotechediroma.it
www.bibliotechediroma.it
L'Assessore alle Politiche Culturali del Comune di Roma
Silvio Di Franciail Presidente delle Biblioteche di Roma
Igino Poggiali
invitano
alla Conferenza Stampa
d'inaugurazione delle sezioni di
LIBRI IN ROMENO NELLE BIBLIOTECHE DI ROMA
Martedi 15 gennaio, ore 12, Biblioteca Europea - Via Savoia 15
Mircea Cărtărescu
Provo vergognaProvo una vergogna enorme per tutto cio' che accade in questi giorni in Italia. Quasi fossi io stesso colpevole, tanto del crimine che della repressione. Quasi fossi io l'infame romeno omicida e insieme l'italiano sciovinista e razzista. M'imbarazza che esista qualcosa del genere sulla faccia della terra. Talvolta m'imbarazza enormemente di essere uomo.
Provengo da un popolo povero e scarsamente istruito, vittima di secoli di corruzione e di impostura. Per tutta la vita, ogni giorno della mia esistenza, sono stato afflitto dai miei connazionali, come lo sono anche ora. Mi confronto di continuo con la maleducazione, la rozzezza e l'aggressivita di coloro in mezzo a cui vivo, qui a Bucarest, uno dei luoghi piu inquinati della Romania sia sul piano fisico che morale. Provo vergogna per l'assenza di valori e di convinzioni su cui fondare il nostro futuro, per il caos politico da cui non riusciamo piu a venir fuori. Nonostante cio, la Romania ha avuto sempre un incontestabile spazio di civilta europea e, all'interno di esso, la piu parte dei miei connazionali e fatta di persone ineccepibili. Tutti gli italiani che hanno compiuto almeno un viaggio in Romania possono confermarlo.
Provo vergogna per quei miei compatrioti che hanno riempito la bella e civile Europa con i loro rifiuti, gli sconci accattoni, le bande di rapinatori, i giri di prostitute, la musica dei lăutarii affamati. Li ho incontrati ovunque, da Stoccolma a Venezia, da Vienna ad Amburgo. Sono dappertutto identici, insistenti come mosche, inventivi e insuperabili, con gli sguardi spietati di chi non ha nulla da perdere. Sempre scacciati e sempre pronti a ritornare a infestare le magnifiche citta ricche di statue, basiliche e affreschi, in mezzo a cui si aggirano senza degnarle nemmeno di uno sguardo. Campioni mondiali di sopravvivenza. Di luogo in luogo lasciano la loro atroce impronta sulla pacifica esistenza circostante: uno stupro, una rapina, un delitto. Ogni volta che leggo di un nuovo episodio del genere, accaduto da qualche parte nel mondo, mi vergogno terribilmente d'essere romeno.
Se soffro non poco qui da noi, non soffro pero di meno all'estero a seguito delle stigmate per essere romeno. Essere romeno e sempre stata la mia croce, com'e la croce di ogni persona onesta che appartenga a questo popolo. Da diciassette anni, da quando posso viaggiare liberamente - fino ad allora noi tutti siamo rimasti rinchiusi in una sinistra prigione - ho trascorso la quasi meta del tempo in Occidente. Ho imparato solo li cosa veramente significa, negli occhi altrui, essere romeno. Ho capito com'e vivere essendo osservati da tutti, com'e che proprio tu, a un controllo di frontiera, vieni scelto e ti disfano le valigie, vieni ispezionato dappertutto, umiliato sotto gli sguardi degli altri passeggeri, per il solo fatto che sei romeno. Essere fermato in auto perché hai targa romena. Provare a chiedere a qualcuno dov'e la tal strada e vedere che quello ti scansa perché gli sembri romeno. Non essere pubblicato dagli editori, perché nessuno vuole leggere un libro di uno scrittore romeno. Perché nessuno sa dov'e la Romania, perché a nessuno interessa la storia e la cultura di questo paese che esiste in Occidente solo grazie ai suoi delinquenti, ai bambini di strada e ai cani abbandonati. Voi direte: e vostra la colpa di questo stato di cose. E possibile che sia colpa nostra. Ma cio non significa che e anche colpa mia.
La prima lezione che abbiamo appreso dalle democrazie occidentali, quando ci siamo messi al loro fianco, e che non esiste reita collettiva. Che in uno stato di diritto nessuno e colpevole per le abiezioni altrui. Che l'atto di associare una razza, una classe, un popolo, le propensioni sessuali e via dicendo a un crimine e un esecrabile principio nazista. Per quanto profondamente addolorata e traumatizzata da un crimine, una societa che non sia ipocrita deve accettare che quel trauma le e stato provocato da un individuo, non certo da un'etnia o da un popolo. E che perfino quell'individuo merita di essere trattato da uomo e giudicato in base alle leggi che regolano il vivere civile. Altrimenti si arriva ad Auschwitz e a Guantanamo.
Provo vergogna, dunque, per la reazione degli italiani che nei cortei hanno gridato "Fuori i romeni!", che hanno imprecato contro il calciatore Mutu per la sola colpa d'essere romeno, che hanno pestato in strada alcuni miei connazionali che non avevano se non la medesima colpa: essere romeni. Provo vergogna per le espulsioni, per le leggi scioviniste che vengono prese nel Parlamento italiano, provo vergogna per l'ondata d'odio che si abbatte sul milione di romeni laboriosi e onesti dell'Italia di oggi che con il loro lavoro portano ricchezza ai due paesi. Non va dimenticato che tutti gli Stati membri dell'Unione Europea, vecchi e nuovi, devono dimostrare di appartenere all'Europa ogni giorno, mediante il rispetto dei valori europei. Né il crimine, né la violenza, ma neppure l'odio razziale e il nazionalismo fazioso fanno parte di tali valori.
Ma, come dicevo, sentendo le notizie alla radio, leggendole sui giornali o seguendole in televisione provo vergogna, quasi ogni giorno, per il semplice fatto di essere uomo.(traduzione dall'originale romeno di Bruno Mazzoni)
Articolo apparso sul settimanale "Internazionale" nr. 718 (9-15 novembre 2007), pp. 22-24.Mi-e rușine
Mi-e teribil de rușine pentru tot ce se-ntîmplă zilele acestea în Italia. Parcă eu însumi aș fi vinovat atît pentru crimă, cît și pentru represiune. Parcă eu aș fi atît românul ticălos și ucigaș, cît și italianul șovin și rasist. Mi-e jenă că există așa ceva pe pămînt. Mi-e uneori teribil de jenă că sînt om.
Provin dintr-un popor sărac și slab educat, victimă de secole a corupției și-a fărădelegii. Întreaga viață am fost chinut de conaționalii mei, cum sînt și azi, în fiecare zi a vieții mele. Mă confrunt permanent cu proasta creștere, cu mitocănia și agresivitatea celor în mijlocul cărora trăiesc, aici, în București, unul dintre cele mai poluate fizic și moral locuri din România. Mi-e rușine pentru lipsa de valori și de credințe pe care să ne întemeiem viitorul, pentru haosul politic din care nu mai reușim să ieșim. Cu toate acestea, România a avut întotdeauna o zonă civilizată și europeană incontestabilă, și, chiar și dincoace de ea, majoritatea conaționalilor mei sînt oameni ireproșabili. Toți italienii care-au călătorit vreodată în România pot depune mărturie.
Mi-e rușine pentru acei compatrioți ai mei care-au umplut frumoasa și civilizata Europă cu gunoiul lor, cu cerșetorii lor hidoși, cu bandele lor de spărgători, cu rețelele lor de prostituate, cu lăutarii lor famelici. I-am întîlnit peste tot, la Stockholm și la Veneția, la Viena și la Hamburg. Sînt peste tot la fel, insistenți ca muștele, inventivi și invincibili, cu privirile nemiloase ale celor ce nu au nimic de pierdut. Mereu izgoniți, mereu reîntorcîndu-se ca să infesteze orașele binecuvîntate, pline de statui, de bazilici și fresce, printre care umblă fără să le arunce măcar o privire. Campioni mondiali la supraviețuire. Din loc în loc își lasă amprenta atroce asupra vieții pașnice din jur: un viol, un jaf, o crimă. De cîte ori citesc că așa ceva s-a mai întîmplat undeva în lume mi se face teribil de rușine că sînt român.
Dar, dacă sufăr destul în țară, sufăr la fel de mult și-n străinătate de pe urma stigmatului de a fi român. A fi român a fost mereu crucea mea, cum e crucea fiecărui om cinstit aparținînd acestui popor. De șaptesprezece ani, de cînd pot călători liber (pînă atunci am fost închiși cu toții într-o pușcărie sinistră), am trăit în Occident cam jumătate din timp. Am învățat abia acolo ce-nseamnă cu adevărat, în ochii celorlalți, să fii român. Cum e să trăiești privit cu suspiciune de o mulțime de oameni, cum e să fii ales, tocmai tu, de un control la frontiere, să ți se desfacă bagajele, să fii verificat la sînge, umilit sub ochii celorlalți călători, doar fiindcă ești român. Să fii oprit pe șosea pentru că ai număr de România. Să întrebi pe cineva unde e o stradă și acela să se ferească de tine pentru că arăți a român. Să nu fii publicat de edituri, pentru că nimeni nu vrea să citească o carte de un scriitor român. Pentru că nimeni nu știe unde e România, pentru că pe nimeni nu interesează istoria și cultura acestei țări care există în Occident doar prin infractorii ei, prin copiii străzii și prin cîinii vagabonzi. Veți spune: este vina voastră pentru situația asta. Poate că e vina noastră. Dar nu e și vina mea.
Prima lecție pe care-am învățat-o de la democrațiile occidentale cînd ne-am alăturat lor a fost că nu există vinovăție colectivă. Că într-un stat de drept nimeni nu e vinovat pentru ticăloșiile altuia. Că asocierea de rasă, de clasă, de popor, de preferințe sexuale etc. la o crimă e un odios principiu nazist. O societate care nu e ipocrită trebuie să accepte, oricît de îndurerată și traumatizată ar fi de o crimă, că trauma i-a fost provocată de un individ și nu de o etnie sau un popor. Și că pînă și acel individ merită să fie tratat ca un om și judecat după legi omenești. Altfel ajungem la Auschwitz și la Guantanamo.
Mi-e rușine, prin urmare, de reacția italienilor care au strigat la mitinguri "afară cu românii!", care l-au înjurat pe fotbalistul Mutu pentru simpla vină de a fi român, care i-au bătut pe stradă pe cîțiva conaționali ai mei care n-aveau, nici ei, decît aceeași vină de a fi români. Mi-e rușine pentru expulzări, pentru legile șovine care tocmai se dau în parlamentul italian, mi-e rușine pentru valul de ură abătut asupra unui milion de români muncitori și cinstiți din Italia de azi, care îmbogățesc cele două țări din munca lor. Nu trebuie uitat că toți membrii Uniunii Europene, mai vechi sau mai noi, trebuie să dovedească zilnic că aparțin Europei, prin respectarea valorilor europene. Nici crima și violența, dar nici ura rasială și șovinismul nu fac parte dintre aceste valori.
Dar, cum spuneam, ascultînd știrile la radio, citindu-le-n ziare sau urmărindu-le la televizor mi-e rușine, pur și simplu, aproape zilnic, că sînt om.
I ROMENI INIZIANO LA CAMPAGNA DI DONAZIONE DEL SANGUE
A seguito accordi con l'Assessorato alla Sanita' - Regione Lazio e l'Associazione "IRFI - Italia Romania Futuro Insieme" ONLUS, siamo lieti di informare i cittadini romeni residenti nel Lazio (rispettivamente nelle provincie di Roma, Viterbo, Rieti, Frosinone) che a partire da domenica 25 novembre 2007 i romeni avranno l'occasione di dare un esempio concreto di integrazione e di umanita'. Siamo convinti che soltanto attraverso L'ESEMPIO CONCRETO possiamo dimostrare a noi stessi e agli altri, all'Europa...al Mondo Intero, di essere persone umane, civili e solidali = "români adevărați". Grazie a "IRFI" Onlus infatti partira la campagna di informazione in lingua romena organizzata dall'Associazione stessa in materia di donazione del sangue in collaborazione con l'AVIS di Roma.
Romani e romeni, un vincolo di sangue al Colosseo
ROMA (Il Messaggero, 9 dicembre) - Romeni e romani uniti da un legame di sangue. La comunita romena si e infatti mobilitata per la sua prima giornata di donazione del sangue nella capitale. Un'iniziativa di solidarieta, senso civico e tolleranza nata dalla collaborazione tra l'ambasciata di Romania, la Regione Lazio, Campidoglio, Avis e numerose associazioni romene. Due autoemoteche della Regione sotto l'arco di Costantino, a pochi passi dal Colosseo, hanno raccolto oltre 30 donazioni, la maggior parte di cittadini romeni tra i quali anche il rappresentante dell'ambasciata di Romania, Radu Horumba, e i responsabili della comunita parrocchiale romena.
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"Una manifestazione importante sia dal punto di vista sociale che da quello strettamente sanitario - spiega l'assessore alla Sanita della Regione Lazio, Augusto Battaglia -. Il sangue raccolto rappresenta un altro tassello verso l'autosufficienza regionale che speriamo di raggiungere gia nel 2008. Per quanto riguarda il valore sociale dell'evento e da sottolineare che la comunita romena nel Lazio e fatta di tanta gente che lavora duramente e onestamente, contribuendo cosi allo sviluppo della nostra economia".
Gli ha fatto eco l'assessore alla Sicurezza del Comune di Roma, Jean-Leonard Touadi, per il quale "oggi molti romeni hanno compiuto un gesto nobile verso l'intera comunita: un ulteriore segnale di integrazione per cittadini che gia svolgono un ruolo importante in settori della nostra economia a cominciare dal welfare sociale". Per la presidente dell'Associazione "Italia-Romania, futuro insieme", Simona Farcas, eventi come quello odierno confermano che "ci sentiamo a casa, che non c'e alcuna crisi nei rapporti con gli italiani: siamo perfettamente inseriti nella vostra societa".
"Ci sentiamo discriminati ingiustamente", dice la rappresentante dei romeni in Italia. "Soffriamo anche noi per questi episodi"
(Intervista a Simona Farcas, presidente Ass.ne Italia-Romania - di Valeria Teodonio, Repubblica TV)
Spettacolo "Una serata al Tănase", il più importante evento artistico del 2007 a RomaSpettacolo gratuito per i romeni che vivono e lavorano a Roma
Altre foto Spettacolo "O seară la Tănase" (Una serata al Tanase) - Roma, 28 ottobre 2007
LA COMUNITA' ROMENA "AL CENTRO" DI ROMA CON BALLI FOLKLORISTICI IN COSTUME TRADIZIONALE
Dal 28 settembre al 7 ottobre 2007 e' in corso nel Centro storico di Roma la IV Edizione della Missione dei Giovani ai Giovani "Gesu' al Centro"
Alla Missione a Piazza Navona di Roma "Gesu' al Centro" partecipano i giovani che si sono preparati da oltre un anno e che si faranno missionari verso i loro coetanei. Sono giovani appartenenti a parrocchie, associazioni, movimenti, gruppi e lavoreranno insieme al servizio del Vangelo animando i vari appuntamenti programmati.
Lunedì scorso, 01 ottobre 2007, i rappresentanti dell'Associazione "IRFI Onlus" ed i rappresentanti della comunità' romena a Roma sono stati presenti alla manifestazione "GESU AL CENTRO", cantando e ballando in piazza insieme ai gruppi folkloristici di diversi paesi durante la serata di festa multietnica con testimonianze (organizzata dai Padri Scalabriniani e dall'Ufficio Migrantes della Diocesi di Roma).
Sono saliti sul palco, oltre a gruppi italiani e sudamericani, anche il gruppo di ballo folkloristico in costume tradizionale romeno "Flori de mai" della comunita' romena di Torre Angela - Roma. Il gruppo ha partecipato con alcuni tra i più' famosi balli romeni folkloristici mentre i costumi tradizionali, tipici della valle del fiume Siret, hanno dato un tocco di autentica romenità' alla manifestazione. Piazza Navona era diventata ad un tratto una "hora": tutti i giovani provenienti da paesi di tutto il mondo presenti in piazza ballavano, come alla tradizionale "Festa dei Popoli", i balli di gruppo in cerchio tipici della Romania.
Prima della Festa multietnica, nella "Tenda dell'incontro" a Piazza Navona gli associati "IRFI Onlus" sono stati uditori alla Tavola rotonda organizzata sul tema "Testamento biologico. Quale autodeterminazione?". Hanno partecipato la Prof. Maria Luisa Di Pietro, Presidente dell'Associazione Scienza e Vita e il Prof. Mario Palmaro, Professore di filosofia del diritto presso l'Universita Europea di Roma ed il Prof. Filippo Vari.
NOVITA'
Carlo Casini, Marina Casini, Maria Luisa Di Pietro, Testamento biologico, quale autodeterminazione?, Etica e bioetica, 10, Firenze, Societa Editrice Fiorentina, 2007. Un libro per affrontare il delicato tema del testamento biologico e del principio di autodeterminazione, divenuto di attualita con i casi Welby e Terri Schiavo.
Cos'e il testamento biologico?
Quali interessi dovrebbe tutelare?
Cosa si intende per accanimento terapeutico? Cos'e la liberta di cura?
Il volume, spiega una nota, vuole fare chiarezza sul tema del
testamento biologico affrontando l'argomento da piu punti di
vista, quello medico, quello giuridico ed quello etico
(illustrando innanzitutto cosa si intende per testamento
biologico, accanimento terapeutico, liberta di cura) e vuole
far riflettere sulla necessita di introdurre una legge che
regoli le 'volonta' anticipaté, la possibilita cioé di
prevedere oggi quali terapie e quali cure mediche accettare in
caso futuro di incapacita di intendere e di volere, secondo il
cosidetto principio di autodeterminazione. (ANSA).
Carlo Casini e parlamentare europeo e docente di diritti umani e bioetica presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. E presidente del Movimento per la Vita italiano e membro della Pontificia Accademia per la vita.
Marina Casini e ricercatrice di Bioetica presso l'Universita Cattolica del Sacro Cuore. In particolare si occupa della dimensione giuridico-legislativa della bioetica.
Maria Luisa Di Pietro e endocrinologo e medico-legale. Associato di Bioetica presso l'U.C.S.C., e membro del Comitato Nazionale per la Bioetica e presidente dell'Associazione Scienza e Vita.
fonte: http://www.sefeditrice.it
La Romania e un paese amico
"La Romania e un paese amico, molti romeni sono benvoluti per la capacita di lavorare, per la serieta e il rispetto. In molte famiglie italiane ci sono romeni che aiutano e talvolta sono anche diplomati che pure fanno umili lavori. Pero dal 1 gennaio 2007 qualcosa e cambiato, nessun controllo alle frontiere. In pochi mesi gli ingressi si sono triplicati". Lo ammette anche Simona Farcas, la giovane presidente dell'Associazione Italia Romania-Futuro Insisme, che si occupa di assistere i romeni nel nostro Paese. "Dal primo gennaio le frontiere sono state aperte e abbiamo registrato un aumento vertiginoso di ingressi. Sono arrivati intellettuali, professori, badanti, operai ma anche cittadini senza lavoro e con problemi con la giustizia".
continua... Comincia l'Italia "il primo quotidiano italiano dei cittadini"
"Noi Bulgari e Rumeni porteremo nuova linfa" (Europa) 22/03/2007
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Simona, Romania, 29 anni, laureanda in lettere moderne (foto Danilo Giannese) |
ROMA - Soltanto fino a tre mesi fa erano abituati a sentirsi chiamare "extracomunitari" da noi cittadini europei di vecchia data. Ma dallo scorso 1° gennaio il prefisso "extra" si e sbriciolato come un biscotto di pasta frolla e per bulgari e rumeni si sono spalancate le porte dell'Europa unita. Il riconoscimento di un percorso a cui i due Paesi tenevano fortemente e il cui primo passo era stato mosso nel 1995 con la presentazione della richiesta di adesione all'Unione europea. E cosi, tra i confini dell'Unione allargata, e sbarcato il carico di entusiasmo, energia e vitalita di Bulgaria e Romania e, soprattutto, dei loro giovani. Alla faccia di quell'euroscetticismo di cui cosi tanto si sente parlare in quei Paesi che dell'Europa hanno fatto parte fin dalle origini, ovvero dai Trattati di Roma di cui in questi giorni si celebrano i 50 anni. I giovani bulgari e rumeni si sentono, dunque, piu europei dei loro coetanei italiani, francesi o olandesi? E, ancora, dei giovani dei dieci Paesi entrati nell'Unione il 1° maggio 2004? A sentire loro pare proprio di si. Anguel e un ragazzo bulgaro di 26 anni, in Italia da quando ne aveva 18 per studiare Scienze internazionali diplomatiche a Forli. Da poco ha completato un master alla Luiss in "Parlamento e Politiche pubbliche" e, al momento, lavora come tirocinante presso la rappresentanza della Commissione europea a Roma e, contemporaneamente, per un'agenzia di monitoraggio dei mass media. Anguel non ha dubbi: Bulgaria e Romania sono i paesi con piu alto grado di euroentusiasmo. "Ci sentiamo piu europei degli europei di vecchia data - ci ha detto -. Noi giovani bulgari speriamo fortemente nel futuro europeo e abbiamo un forte attaccamento a queste radici". D'altra parte, per Anguel, l'adesione del suo Paese all'Unione Europea ha significato soprattutto il riconoscimento di uno status a cui mancava solo l'ufficializzazione. "Noi bulgari non abbiamo mai considerato l'ingresso nell'Ue come un fatto ex novo, ma come il ricongiungimento a una realta' di cui ci siamo sempre sentiti parte integrante", e la sua riflessione. Sulla stessa lunghezza d'onda e Simona, una ragazza rumena di 29 anni che sta per laurearsi in Lettere moderne alla Lumsa. Simona vive a Roma da quando aveva 16 anni. Ora e presidentessa dell'associazione Onlus "Italia - Romania Futuro Insieme", che si preoccupa di dare assistenza ai rumeni che arrivano nel nostro Paese. I primi tempi in Italia, per lei, sono stati difficili, soprattutto per quella "maledizione" dell'essere considerata un'extracomunitaria. Ci ha raccontato dei pregiudizi della gente che era costretta a subire e delle difficolta' nel trovare un lavoro regolare. Eppure anche lei, come Anguel, si e' sempre sentita culturalmente vicina all'Europa e agli europei. Oltre che all'Italia, uno dei Paesi che piu' si e battuto in favore dell'adesione di Romania e Bulgaria all'Unione europea. Ora, quindi ( ne e' convinta Simona) le cose per i giovani rumeni come lei sono molto cambiate: "Entrare nell'Unione europea, per noi, e' come se fosse crollato il muro di Berlino un'altra volta - e la sua analisi -. Come se fossero crollate tutte quelle barriere e quei limiti che ci impedivano di respirare liberamente l'aria europea". Prima dell'ingresso in Europa i cittadini bulgari e rumeni erano soggetti a una serie di vincoli burocratici, dai visti internazionali al passaporto, sino all'incubo del rinnovo del permesso di soggiorno. A questo proposito, Simona ricorda ancora che lei e potuta venire in Italia per studiare soltanto grazie all'invito di un cittadino europeo, nel suo caso il rettore del collegio religioso in cui ando a vivere. Ora, invece, tutte queste restrizioni non ci sono piu e i giovani bulgari e rumeni possono finalmente viaggiare liberamente in Europa, nella loro Europa, con in mano la sola carta d'identita'. Un fatto normale, per noi italiani. Un sogno divenuto realta', invece, per loro. "A gennaio, quando mio padre venne a Roma per la mia laurea - ci ha raccontato Anguel - era felicissimo perché in aeroporto ha dovuto mostrare solo la carta d'identita. In quel momento, capi che l'ingresso nell'Ue era pura realta' e non soltanto qualcosa di cui si parlava sui giornali". Ma l'ingresso nell'Unione europea non significa solo viaggiare facilmente.
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Anguel, Bulgaria, 26 anni |
Simona e Anguel concordano sul fatto che i giovani di Bulgaria e Romania, d'ora in poi, potranno avere maggiori possibilita' di studiare e lavorare all'estero e, quindi, di crescere culturalmente. "Non c'e piu' nulla, ora, che possa impedire a un giovane rumeno di realizzare i suoi sogni - ci ha detto entusiasta Simona -. E io ne sono l'esempio concreto". Sono convinti, tra l'altro, che la situazione migliorera' di gran lunga anche nei loro Paesi. Si aspettano salari piu' alti, tecnologie, ricerche e l'arrivo di molti investitori stranieri. Per quanto riguarda la Romania, la cui comunita', in Italia, e la piu numerosa (oltre 270mila, secondo l'ultimo dossier sull'immigrazione della Caritas), l'ingresso in Europa significhera', per Simona, una riduzione dell'emigrazione all'estero dei rumeni per lavoro e un aumento di quella per turismo. I due giovani neoeuropei pensano infatti che anche nei loro Paesi sara' piu' facile aprire attivita' e trovare un posto di lavoro. Grazie all'ingresso nell'Ue, inoltre, diminuira' notevolmente il fenomeno della prostituzione che coinvolge moltissime ragazze rumene, anche in Italia. Simona ne e certa: "La tratta delle ragazze e' il frutto della nostra passata condizione di extracomunitari. Ora che non lo siamo piu' le giovani rumene sfruttate potranno avere finalmente la forza e i mezzi per uscirne per sempre". Dall'Unione europea Anguel e Simona si aspettano non solo di ricevere ma vogliono anche contribuire alla sua crescita e al suo miglioramento con nuove forze e impulsi, idee giovani e una grande dose di entusiasmo. E, soprattutto, si dicono sicuri che i loro governi non si sogneranno, appena entrati nel club dell'Ue, di porre condizioni e modificare le regole vigenti come invece qualche Paese si e permesso di fare. Quale? Se glielo chiedete alcuni vi risponderanno in coro: "La Polonia". Probabilmente per alcune prese di posizione del suo governo.
DANILO GIANNESE (LUMSA NEWS)
http://www.lumsanews.it/LumsaNews/

Nella foto: Angela Nicoara, Simona C. Farcas, Carolina Brandi 






