L'Associazione IRFI promuove:

Corso specialistico su sistemi fotovoltaici Enerpoint

42a Edizione: 06 e 07 maggio 2008, Monza (MI)

Il nuovo corso SPECIALISTICO ENERPOINT e' stato rinnovato nel programma e arricchito di nuovi contenuti, dettagli e aggiornamenti sul conto energia. Un'ottima occasione per scoprire e approfondire la tecnologia fotovoltaica con chi ci ha creduto da sempre!

 

PROGRAMMA - CORSO SPECIALISTICO ENERPOINT Sistemi solari

Il corso si svolgera' in due giornate nelle quali si approfondiranno i diversi aspetti legati alla tecnologia fotovoltaica:

  • il primo giorno si affronteranno temi piu' generali ma con una forte attenzione agli aspetti burocratici ed economici del Conto Energia e degli incentivi presenti;

  • il secondo giorno il corso vertera maggiormente sugli aspetti pratici, analizzando, oltre alle strutture e ai componenti necessari per un'installazione fotovoltaica, anche le varie fasi, dal sopralluogo al collaudo dell'impianto

Per informazioni e iscrizioni:
Ufficio Corsi (dal lunedi al venerdi dalle 9 alle 16)
tel.: 0362 488511 - fax: 0362 622180
email: corsi@enerpoint.it

Modulo d'Iscrizione: ISCRIVITI ANCHE TU!

 

A chi si rivolgono i corsi Enerpoint?

I corsi Enerpoint sui sistemi solari fotovoltaici sono diretti agli operatori del settore e a coloro che intendono approfondire le proprie conoscenze in merito a questa tecnologia:

  • installatori elettrici
  • progettisti
  • liberi professionisti
  • privati
  • studenti

 

L'Associazione IRFI partecipa

domenica 6 Aprile 2008

alla

k

 

Ad ospitare Vvicitta'sara anche la capitale della Romania, Bucarest, la cui corsa sara gemellata con quella di Roma: l'obiettivo e ribadire e rafforzare l'amicizia tra i due paesi.

 


Vivere lo sport per elevare lo spirito...

10 FEBBRAIO 2008

E' NATA LA SQUADRA DI CALCIO

"FUTURO INSIEME"

 

L'Associazione IRFI promuove lo sport, in base all'art. 4 dello Statuto, che può diventare mezzo di educazione alla cittadinanza, alla tolleranza e alla solidarieta' sociale e puo' contribuire all'accantonamento di pregiudizi e stereotipi.

La squadra romena di calcio "FUTURO INSIEME" è nata spontaneamente in seguito all'invito che la Presidente dell'Associazione IRFI, Simona C. Farcas, ha rivolto all'inizio dell'anno ai giovani romeni della comunità di Roma Centro Storico.

Con grande entusiasmo hanno risposto all'invito 25 ragazzi romeni, tra i 16 e i 30 anni, che ogni domenica si ritrovano presso la Chiesa di S. Maria in Portico di Campitelli, per la celebrazione della Santa Messa, grazie anche all'annuncio pubblico lanciato al termine della Messa dai cappellani della comunità, don Isidor Iacovici e don Iulian Faraoanu. I giovani calciatori, Futuro Insieme, sono partiti subito con gli allenamenti domenica, 17 Febbraio, sul campo Tevere Lazio (Tor di Quinto), guidati dal capitano Dinu Daniel.

Il 2 Marzo, la squadra Futuro Insieme ha "battezzato" il torneo Multietnico organizzato da "Integracion Latina" , la comunità sudamericana, giocando contro la squadra  multietnica, vincitrice del torneo "Multietnico" 2007, "Romania".

"Insieme si vince" Come ripartire dallo sport



Roma, 8 aprile 2008 - Si e concluso quest’oggi, presso l’Istituto Centrale di Formazione di Roma, la due giorni di sensibilizzazione organizzato dal CSI (Centro Sportivo Italiano) nell’ambito del progetto "Insieme si vince, fare sport e lavorare nello sport come strumento d’integrazione culturale e sociale".
 
Il progetto, finanziato dal Ministero della Solidarieta Sociale e che si avvale della collaborazione del Dipartimento di Giustizia Minorile, si rivolge a tutti i minori dell’area penale (3.500 maschi e 1.500 femmine) e si propone di favorire l’inserimento sociale e lavorativo di ragazzi italiani e stranieri che hanno avuto problemi con la giustizia, attraverso attivita che si svolgeranno sia all’interno che all’esterno degli istituti penitenziari.
 
Il progetto " Insieme si vince" prevede, infatti, la concessione di 72 borse di lavoro che consentiranno ai ragazzi ospiti degli istituti penali minorili di prestare servizio nelle sedi territoriali del Csi o nelle societa sportive affiliate all’associazione. L’offerta di formazione on the job prevede la prestazione di 25 ore lavorative a settimana per 2 mesi (durata di un singolo modulo. Ne sono previsti 4) ed un compenso mensile di 450 €. I giovani coinvolti nell’iniziativa saranno chiamati, tra l’altro, ad un’attivita di supporto nella preparazione di gare e tornei, di animazione negli eventi sportivi in piazza, nella manutenzione e gestione degli impianti sportivi del Csi, nell’organizzazione degli eventi formativi e nell’assistenza all’attivita sportiva ordinaria. Ai partecipanti, che saranno seguiti dai tutor per circa 10 ore settimanali, sara data anche la possibilita di prender parte ad attivita extra-lavorative come i corsi per animatori culturali sportivi, corsi per allenatori, corsi per arbitri e per volontari dell’equipe nazionali.
 

 

La Chiesa, che ha sempre mostrato particolare attenzione ai vari ed importanti settori della convivenza umana, e' chiamata senz'altro ad occuparsi anche dello Sport, che certamente puo essere considerato uno dei punti nevralgici della cultura contemporanea e una delle frontiere della nuova evangelizzazione. Proprio con l'intento di essere presente nel mondo dello sport, la Santa Sede ha istituito nel 2004, in seno al Pontificio Consiglio per i Laici, la nuova Sezione Chiesa e Sport.

 

Essa e stata deputa:

1) a essere nella Chiesa punto di riferimento per le organizzazioni sportive nazionali e internazionali;

 

2) a sensibilizzare le Chiese locali alla cura pastorale degli ambienti sportivi richiamandole, al tempo stesso, alla necessita di stimolare la collaborazione tra le associazioni degli sportivi cattolici;

3) a favorire una cultura dello sport che promuova una visione dell'attivita sportiva come mezzo di crescita integrale della persona e come strumento al servizio della pace e della fratellanza tra i popoli;

4) a proporre lo studio di tematiche specifiche attinenti allo sport, soprattutto dal punto di vista etico;

5) a organizzare e sostenere iniziative atte a suscitare testimonianze di vita cristiana tra gli sportivi.

Non e dunque azzardato affermare che lo sport di base, praticato dai piu' assume anche il valore di sport educativo quando alla pura pratica sportiva si affiancano strutture protette e progetti d'impegno e servizio, tempi di riflessione, presenza di educatori qualificati e competenti. E' questo il caso tipico (almeno idealmente!) dello sport praticato in molti Oratori e Parrocchie italiane attraverso la presenza del Centro Sportivo Italiano.

dal sito csi-net.it

 


Il governo romeno torna a prendere i suoi cittadini, con un posto di lavoro

di Donatella Papi

Forse dovremmo chiedere scusa anche al governo romeno perche abbiamo lamentato l'eccessiva presenza di connazionali sul nostro territorio, di rom e senza casa, chiedendo loro il rimpatrio. Ma il rimpatrio italiano, di una societa come la nostra sempre piu violenta e antisolidale, e stata una fiammata di intolleranza con eccessi davvero inaccettabili.

Perche' il rimpatrio chiesto dagli italiani doveva essere "forzato" e con la caratteristica "da qui alla galera". E' vero in Romania, come in Italia e nel resto del mondo, ci sono anche fenomeni di illegalita e di violenza. I bisogni spingono le cittadinanze verso queste derive. Ma le risposte dei governi non devono essere altrettanto violente, ma certe e al contrario aperte alla solidarieta. E questo ha dimostrato di voler fare il governo romeno. Offrire il bene primario: il lavoro. E per tutti. Senza discriminazioni, anzi con maggiore attenzione verso i piu bisognosi.

Un lavoro non promesso o annunciato, ma assegnato e quasi uno a uno. Attraverso uno screening di potenzialita e capacita per dare a quanti piu possibile la condizione incentivante di rientro in patria.

Ho visto coi miei occhi il ministro del Lavoro romeno, Paul Pacuraru, sabato a Roma fare questo, in prima persona. L'ho visto tra oltre mille romeni parlare con tutti e spiegare a tutti. Tutti potevano chiedere spiegazioni al ministro, che era li per quello. Ho visto Pacuraru piegarsi sulla gente, prestare ascolto, poi offrire spiegazioni minuziose e documentate, insistendo lui, l'ho visto mettere da parte fotografi e telecamere, per dare la priorita ai dubbi, alle domande, alla gente.

E ho parlato con il ministro del Lavoro, gli ho chiesto il senso di quella operazione.

Paul Pacuraru e un uomo alto, dai modi decisi, ma anche dall'attenzione civica spiegata con una cortesia. "Vogliamo portare a casa i nostri connazionali - mi ha detto il ministro in una breve conversazione - ma vogliamo farlo offrendo loro un'opportunita. Abbiamo stimato un deficit occupazionale di circa 7.000 posti per cominciare, ma siamo certi che questi cresceranno. Per ora le maggiori offerte vengono dal settore delle costruzioni. Ma anche l'agricoltura e l'industria stanno evolvendo rapidamente. Oggi abbiamo chiamato tutti i romeni in Italia per spiegare loro le modalita di rientro, per fare un monitoraggio delle loro specializzazioni e per assegnarli gia a una borsa del lavoro che possa far incontre domanda e offerta".

L'evento, la Borsa dei posti di lavoro disponibili in Romania per i cittadini romeni che soggiornano attualmente in Italia, si e svolta presso la sede del Centro Cittadino per le Migrazioni, L'Asilo e L'Integrazione Sociale di via Assisi. E anche con la collaborazione delle associazioni tra cui la Irfi Onlus e la presidente Simona C. Farcas.

...continua su Comincialitalia.net

 


Parla l'ambasciatore romeno: presto tre nuovi consolati su Metropoli


 

"Sindrome Italia", allarme in Romania

BUCAREST - Dopo le feste natalizie, la partenza dei parenti che lavorano all'estero, soprattutto in Italia e Spagna, sta provocando delle tragedie nelle famiglie romene dell'est del Paese. Gli ospedali di Iasi hanno segnalato infatti numerosi tentati suicidi generati dalla cosiddetta "sindrome Italia", come riferisce il quotidiano "Romania libera".

Lo scorso fine settimana, nel giro di poche ore, diverse persone sono state ricoverate a Iasi, dopo aver tentato il suicidio a seguito di depressioni provocate dalla partenza di parenti verso l'estero, come spiegano i medici. Infelice perché la moglie era tornata a lavorare all'estero, un giovane di 22 anni ha preso oltre 30 pillole di barbiturici, mentre una donna di 38 anni e finita in coma dopo avere ingerito pillole prima del ritorno del marito in Italia.

Un'altra donna di 48 anni ha ingerito varie pasticche trovate in casa, nel tentativo di convincere la figlia a non tornare al suo lavoro all'estero. Altri tre uomini di 22, 27 e 35 anni sono stati sottoposti a interventi chirurgici dopo essersi feriti con coltelli o pezzi di vetro al collo, al torace o alle mani. Per fortuna tutti sono sopravvissuti ai tentati suicidi.

ANSA - "Sindrome Italia", allarme in Romania


 

Inaugurato a Roma l'Istituto che cura i migranti

 


La Biblioteca si fa piu' mondo


di Silvio Cinque (direttore Biblioteca Borghesiana)

Con la donazione di libri in lingua originale romena della scorsa domenica 20 gennaio anche la parte nuova della Biblioteca di Borghesiana entra ufficialmente in attivita'. E' quanto considera il presidente dell'Istituzione Igino Poggiali, quando presenta l'iniziativa alle numerose componenti della comunita' romena convenute per l'occasione ed organizzate dalla signora Simona Farcas convita presidentessa dell'Associazione IRFI (Italia Romania Futuro Insieme). La visione proposta dal breve discorso di Poggiali e' quella di una Biblioteca che guarda all'Europa, alle sue componenti ed alla sua trasformazione politica e culturale. Dello stesso tono, ma rivolto piu' alla funzione politico-amministrativa del Muncipio e' stato il saluto del pesidente la commissione cultura del Municipio Armando Morgia che ha riunito in un unico legame le associazioni culturali, la Biblioteca e tutti i cittadini del territorio. In 8. municipio, stando ai dati comunicati da Gabriella Sanna dell'Ufficio Interculture, i romeni regolarmente iscritti all'anagrafe sono, cifre del 2006, circa 6.200. Una piccola parte di questa era presente all'iniziativa. Numerose persone infatti con il coro dei bambini, il gruppo dei danzatori e le rappresentanze culturali e religiose. Molti abitano la Borghesiana e i suoi sparsi dintorni, diversi studenti ne frequentano le scuole, alcuni sono iscritti alla Biblioteca. Simona Farcas e' la piu attiva e si intrattiene con tutti come una brava padrona di casa. Soprattutto con noi della Biblioteca, con Igino, Gabriella e Leila e Armando presente in nome del Municipio e con le insegnanti delle due associazioni che hanno organizzato i corsi di alfabetizzazione d'italiano.

Ci tiene e tanto, Simona, e si vede e ci tengono tutti coloro che sono qui, che con grande disponibilita' e dignita' canterannno e danzeranno e sinceramente si sforzeranno di mandare segnali positivi, pacifici ed amichevoli di quella Romania ricca di valori positivi, di cultura, di tradizioni e di storia troppo spesso ottenebrati dalla cronaca quotidiana. E mi fermo a pensare, tra una stretta di mano robusta ed una garbata battuta con i bambini, mi fermo a pensare cosa farei, cosa faremmo al loro posto. Cosa farei cioe' se mi trovassi in un paese diverso dal mio, dove la Storia , quella degli eventi importanti, mi ha condotto; dove con grande fatica e sofferenza dovessi quotidianamente confrontarmi con le difficolta', la diffidenza, il pregiudizio ed un continuo oscillare tra fatti di cronaca contrastanti e contraddittori, ma tutti comunque drammatici. Credo che anch'io farei lo stesso perché' e la stessa cosa che ormai un secolo fa hanno fatto gran parte dei nostri progenitori quando con le loro valige di cartone e l'odore confortante delle loro origini sbarcavano nelle americhe, Canada compreso, cercando non solo di sopravvivere, ma di esistere. Esistere ché' e' molto di piu' che sopravvivere giorno per giorno in una durissima prova di resistenza. Esistere significa non rinunciare a sé' stessi ed alla propria consapevolezza, alla propria identita'. Importante e' stato infatti l'intervento delle due insegnanti romene che ricordano con convizione la necessita' di non perdere le proprie caratteristiche linguistiche e culturali, di continuare a parlare in famiglia e fuori la propria lingua madre. Esistere significa manifestare e relazionare con gli altri la propria capacita' di decidere, di progettare il futuro. Lontana dai cantieri di costruzione o dalle piazze della musica o dalle case di famiglie anziane, ma altre dalla propria familiare anzianita', lontana dalle fatiche del quotidiano, la Biblioteca diventa il luogo ideale perché questo si affermi. La Biblioteca piu' di altri luoghi simili per significato; perché in nessun altro luogo le persone diventano parte attiva e partecipano essi stessi di una attenzione attiva, di un servizio. Cosi i 74 libri in lingua romena che oggi arricchiscono il catalogo ancora molto in espansione della Biblioteca, rappresentano l'identificazione di questa attivita'. La Biblioteca detta le regole essenziali e significative per il godimento delle sue funzioni, ma e' la piena e consapevole partecipazione che poi ne determinano la caratteristica ed il destino. Cosi i romeni di Roma affermano nelle biblioteche Europea, Galline Bianche, Basaglia, Rodari e Borghesiana l'intenzione ed il desiderio di essere parte integrante ed integrata della citta'. E' un mutuo, reciproco scambio tra la citta' cosmopolita ed i suoi abitanti sempre piu caratterizzati dalle composite provenienze della globalizzazione. Cosi la Biblioteca rispetta ed interpreta il meglio della sua vocazione che e non solo quello di essere spazio circoscritto ed accogliente, ma anche ponte attraverso il quale il transito e lo scambio garantiscono il collegamento, la continuita'. Così la comunita' romena, come tutte le altre comunita', contribuiscono, con i circoli di lettura e le attivita' partecipate delle scuole e dei cittadini, ad alimentare di energia nuova quella ospitalita', accoglienza e pluralita' che da sempre sono le caratteristiche amichevoli pacifiche e solidali delle Biblioteche del Mondo.

 


"Cărți în românește în bibliotecile din Roma", o inițiativă inedită din partea comunității migrației române în Italia, prezentată marți într-o Conferință de presă la Biblioteca Europeană din capitala Italiei: pentru Radio Vatican a intervenit pr. Adrian Dancă

Comunicato stampa

LIBRI IN ROMENO NELLE BIBLIOTECHE DI ROMA

 Le Biblioteche di Roma, nel piu ampio progetto Biblioteche in Lingua - che prevede l'apertura di sezioni di libri nelle lingue piu parlate dagli stranieri immigrati a Roma -  inaugurano cinque sezioni di libri in lingua romena nelle biblioteche Europea, Galline Bianche, Franco Basaglia, Gianni Rodari e Borghesiana. Martedi 15 gennaio alle ore 12 alla Biblioteca Europea alla presenza dell'Assessore alle politiche culturali Silvio Di Francia, del Presidente delle Biblioteche di Roma Igino Poggiali e delle autorita dell'Ambasciata Romena, vengono presentate ufficialmente con una conferenza stampa d' inaugurazione. Le nuove sezioni, nate per rispondere alle richieste degli utenti di nazionalita romena e di tutti gli interessati alla lingua e alla cultura della Romania, sono composte da circa 400 libri di narrativa romena e straniera, classici e romanzi di autori romeni come il grande poeta Mihai Eminescu, Emil Cioran,  Eugen Ionesco, Mircea Eliade, di grandi autori contemporanei come Mircea Cartarescu, Vasile Voiculescu, Gabriel Liiceanu, romanzi di autori italiani tradotti in romeno, come Seta di Alessandro Baricco, Io non ho paura di Nicolo Ammanniti, Il nome della rosa di Umberto Eco, Palomar di Calvino, oltre ad autori e best sellers internazionali come Isabel Allende, Tolkien, Agatha Christie, Ian Fleming, Dan Brown (Il Codice Da Vinci e altri). 
Altre sezioni saranno inaugurate in futuro in altre biblioteche con nuovi libri per adulti e ragazzi donati dalle case editrici romene e dalla Fondazione Europea Dragan. I libri possono essere presi in prestito gratuitamente con una semplice iscrizione in biblioteca.
Il programma d' inaugurazione nelle biblioteche prevede:
ore 17.30: coro di bambini romeni con canti tradizionali e poesie in romeno e in italiano recitati dai bambini.
ore 18.30: Recital di poesie del piu grande poeta romeno, Mihai Eminescu, a cura di Luminita Gugianu, docente di lingua e letteratura romena.
ore 19: spettacolo popolare di musica e danza in costumi tradizionali romeni. Solista vocale Tudor-Doru Mitroiu. Gruppo di ballo tradizionale romeno (8 ballerini) "Flori de mai" (Fiori di maggio). A cura dell'Associazione onlus Italia Romania Futuro Insieme - www.irfionlus.org.

Sabato 12  gennaio ore 17.30
Biblioteca Galline Bianche (Labaro-Prima Porta - Municipio XX)
via delle Galline Bianche, 105 - tel. 06 45460451

Domenica 13 gennaio ore 17.30
Biblioteca Franco Basaglia (Primavalle - Municipio XIX)
via Federico Borromeo, 67 - tel. 06 45460371

Martedi 15 gennaio ore 12 - CONFERENZA STAMPA
Biblioteca Europea (Municipio II)
Via Savoia, 15 - tel. 06 454600681

Sabato 19 gennaio ore 17.30
Biblioteca Gianni Rodari (Tor Tre Teste - Municipio VII)
via Tovaglieri 237 a - tel. 06 45460571

Domenica 20 gennaio ore 17.30
Biblioteca Borghesiana (Borghesiana - Municipio VIII)
Largo Monreale - tel. 06 45460361

 

Ufficio Stampa Biblioteche di Roma - Via Zanardelli, 34

Orietta Possanza
tel. 06 45430232 - 348 4905429 - fax 06 45430247
o.possanza@bibliotechediroma.it
www.bibliotechediroma.it


L'Assessore alle Politiche Culturali del Comune di Roma
Silvio Di Francia

il Presidente delle Biblioteche di Roma
Igino Poggiali

invitano

alla Conferenza Stampa

d'inaugurazione delle sezioni di

LIBRI IN ROMENO NELLE BIBLIOTECHE DI ROMA

Martedi 15 gennaio, ore 12, Biblioteca Europea - Via Savoia 15

 


 

Mircea Cărtărescu
Provo vergogna

Provo una vergogna enorme per tutto cio' che accade in questi giorni in Italia. Quasi fossi io stesso colpevole, tanto del crimine che della repressione. Quasi fossi io l'infame romeno omicida e insieme l'italiano sciovinista e razzista. M'imbarazza che esista qualcosa del genere sulla faccia della terra. Talvolta m'imbarazza enormemente di essere uomo.
Provengo da un popolo povero e scarsamente istruito, vittima di secoli di corruzione e di impostura. Per tutta la vita, ogni giorno della mia esistenza, sono stato afflitto dai miei connazionali, come lo sono anche ora. Mi confronto di continuo con la maleducazione, la rozzezza e l'aggressivita di coloro in mezzo a cui vivo, qui a Bucarest, uno dei luoghi piu inquinati della Romania sia sul piano fisico che morale. Provo vergogna per l'assenza di valori e di convinzioni su cui fondare il nostro futuro, per il caos politico da cui non riusciamo piu a venir fuori. Nonostante cio, la Romania ha avuto sempre un incontestabile spazio di civilta europea e, all'interno di esso, la piu parte dei miei connazionali e fatta di persone ineccepibili. Tutti gli italiani che hanno compiuto almeno un viaggio in Romania possono confermarlo.
Provo vergogna per quei miei compatrioti che hanno riempito la bella e civile Europa con i loro rifiuti, gli sconci accattoni, le bande di rapinatori, i giri di prostitute, la musica dei lăutarii affamati. Li ho incontrati ovunque, da Stoccolma a Venezia, da Vienna ad Amburgo. Sono dappertutto identici, insistenti come mosche, inventivi e insuperabili, con gli sguardi spietati di chi non ha nulla da perdere. Sempre scacciati e sempre pronti a ritornare a infestare le magnifiche citta ricche di statue, basiliche e affreschi, in mezzo a cui si aggirano senza degnarle nemmeno di uno sguardo. Campioni mondiali di sopravvivenza. Di luogo in luogo lasciano la loro atroce impronta sulla pacifica esistenza circostante: uno stupro, una rapina, un delitto. Ogni volta che leggo di un nuovo episodio del genere, accaduto da qualche parte nel mondo, mi vergogno terribilmente d'essere romeno.
Se soffro non poco qui da noi, non soffro pero di meno all'estero a seguito delle stigmate per essere romeno. Essere romeno e sempre stata la mia croce, com'e la croce di ogni persona onesta che appartenga a questo popolo. Da diciassette anni, da quando posso viaggiare liberamente - fino ad allora noi tutti siamo rimasti rinchiusi in una sinistra prigione - ho trascorso la quasi meta del tempo in Occidente. Ho imparato solo li cosa veramente significa, negli occhi altrui, essere romeno. Ho capito com'e vivere essendo osservati da tutti, com'e che proprio tu, a un controllo di frontiera, vieni scelto e ti disfano le valigie, vieni ispezionato dappertutto, umiliato sotto gli sguardi degli altri passeggeri, per il solo fatto che sei romeno. Essere fermato in auto perché hai targa romena. Provare a chiedere a qualcuno dov'e la tal strada e vedere che quello ti scansa perché gli sembri romeno. Non essere pubblicato dagli editori, perché nessuno vuole leggere un libro di uno scrittore romeno. Perché nessuno sa dov'e la Romania, perché a nessuno interessa la storia e la cultura di questo paese che esiste in Occidente solo grazie ai suoi delinquenti, ai bambini di strada e ai cani abbandonati. Voi direte: e vostra la colpa di questo stato di cose. E possibile che sia colpa nostra. Ma cio non significa che e anche colpa mia.
La prima lezione che abbiamo appreso dalle democrazie occidentali, quando ci siamo messi al loro fianco, e che non esiste reita collettiva. Che in uno stato di diritto nessuno e colpevole per le abiezioni altrui. Che l'atto di associare una razza, una classe, un popolo, le propensioni sessuali e via dicendo a un crimine e un esecrabile principio nazista. Per quanto profondamente addolorata e traumatizzata da un crimine, una societa che non sia ipocrita deve accettare che quel trauma le e stato provocato da un individuo, non certo da un'etnia o da un popolo. E che perfino quell'individuo merita di essere trattato da uomo e giudicato in base alle leggi che regolano il vivere civile. Altrimenti si arriva ad Auschwitz e a Guantanamo.
Provo vergogna, dunque, per la reazione degli italiani che nei cortei hanno gridato "Fuori i romeni!", che hanno imprecato contro il calciatore Mutu per la sola colpa d'essere romeno, che hanno pestato in strada alcuni miei connazionali che non avevano se non la medesima colpa: essere romeni. Provo vergogna per le espulsioni, per le leggi scioviniste che vengono prese nel Parlamento italiano, provo vergogna per l'ondata d'odio che si abbatte sul milione di romeni laboriosi e onesti dell'Italia di oggi che con il loro lavoro portano ricchezza ai due paesi. Non va dimenticato che tutti gli Stati membri dell'Unione Europea, vecchi e nuovi, devono dimostrare di appartenere all'Europa ogni giorno, mediante il rispetto dei valori europei. Né il crimine, né la violenza, ma neppure l'odio razziale e il nazionalismo fazioso fanno parte di tali valori.
Ma, come dicevo, sentendo le notizie alla radio, leggendole sui giornali o seguendole in televisione provo vergogna, quasi ogni giorno, per il semplice fatto di essere uomo.

(traduzione dall'originale romeno di Bruno Mazzoni)
Articolo apparso sul settimanale "Internazionale" nr. 718 (9-15 novembre 2007), pp. 22-24.


 

Mi-e rușine

Mi-e teribil de rușine pentru tot ce se-ntîmplă zilele acestea în Italia. Parcă eu însumi aș fi vinovat atît pentru crimă, cît și pentru represiune. Parcă eu aș fi atît românul ticălos și ucigaș, cît și italianul șovin și rasist. Mi-e jenă că există așa ceva pe pămînt. Mi-e uneori teribil de jenă că sînt om.
Provin dintr-un popor sărac și slab educat, victimă de secole a corupției și-a fărădelegii. Întreaga viață am fost chinut de conaționalii mei, cum sînt și azi, în fiecare zi a vieții mele. Mă confrunt permanent cu proasta creștere, cu mitocănia și agresivitatea celor în mijlocul cărora trăiesc, aici, în București, unul dintre cele mai poluate fizic și moral locuri din România. Mi-e rușine pentru lipsa de valori și de credințe pe care să ne întemeiem viitorul, pentru haosul politic din care nu mai reușim să ieșim. Cu toate acestea, România a avut întotdeauna o zonă civilizată și europeană incontestabilă, și, chiar și dincoace de ea, majoritatea conaționalilor mei sînt oameni ireproșabili. Toți italienii care-au călătorit vreodată în România pot depune mărturie.
Mi-e rușine pentru acei compatrioți ai mei care-au umplut frumoasa și civilizata Europă cu gunoiul lor, cu cerșetorii lor hidoși, cu bandele lor de spărgători, cu rețelele lor de prostituate, cu lăutarii lor famelici. I-am întîlnit peste tot, la Stockholm și la Veneția, la Viena și la Hamburg. Sînt peste tot la fel, insistenți ca muștele, inventivi și invincibili, cu privirile nemiloase ale celor ce nu au nimic de pierdut. Mereu izgoniți, mereu reîntorcîndu-se ca să infesteze orașele binecuvîntate, pline de statui, de bazilici și fresce, printre care umblă fără să le arunce măcar o privire. Campioni mondiali la supraviețuire. Din loc în loc își lasă amprenta atroce asupra vieții pașnice din jur: un viol, un jaf, o crimă. De cîte ori citesc că așa ceva s-a mai întîmplat undeva în lume mi se face teribil de rușine că sînt român.
Dar, dacă sufăr destul în țară, sufăr la fel de mult și-n străinătate de pe urma stigmatului de a fi român. A fi român a fost mereu crucea mea, cum e crucea fiecărui om cinstit aparținînd acestui popor. De șaptesprezece ani, de cînd pot călători liber (pînă atunci am fost închiși cu toții într-o pușcărie sinistră), am trăit în Occident cam jumătate din timp. Am învățat abia acolo ce-nseamnă cu adevărat, în ochii celorlalți, să fii român. Cum e să trăiești privit cu suspiciune de o mulțime de oameni, cum e să fii ales, tocmai tu, de un control la frontiere, să ți se desfacă bagajele, să fii verificat la sînge, umilit sub ochii celorlalți călători, doar fiindcă ești român. Să fii oprit pe șosea pentru că ai număr de România. Să întrebi pe cineva unde e o stradă și acela să se ferească de tine pentru că arăți a român. Să nu fii publicat de edituri, pentru că nimeni nu vrea să citească o carte de un scriitor român. Pentru că nimeni nu știe unde e România, pentru că pe nimeni nu interesează istoria și cultura acestei țări care există în Occident doar  prin infractorii ei, prin copiii străzii și prin cîinii vagabonzi. Veți spune: este vina voastră pentru situația asta. Poate că e vina noastră. Dar nu e și vina mea.
Prima lecție pe care-am învățat-o de la democrațiile occidentale cînd ne-am alăturat lor a fost că nu există vinovăție colectivă. Că într-un stat de drept nimeni nu e vinovat pentru ticăloșiile altuia. Că asocierea de rasă, de clasă, de popor, de preferințe sexuale etc. la o crimă e un odios principiu nazist. O societate care nu e ipocrită trebuie să accepte, oricît de îndurerată și traumatizată ar fi de o crimă, că trauma i-a fost provocată de un individ și nu de o etnie sau un popor. Și că pînă și acel individ merită să fie tratat ca un om și judecat după legi omenești. Altfel ajungem la Auschwitz și la Guantanamo.
Mi-e rușine, prin urmare, de reacția italienilor care au strigat la mitinguri "afară cu românii!", care l-au înjurat pe fotbalistul Mutu pentru simpla vină de a fi român, care i-au bătut pe stradă pe cîțiva conaționali ai mei care n-aveau, nici ei, decît aceeași vină de a fi români. Mi-e rușine pentru expulzări, pentru legile șovine care tocmai se dau în parlamentul italian, mi-e rușine pentru valul de ură abătut asupra unui milion de români muncitori și cinstiți din Italia de azi, care îmbogățesc cele două țări din munca lor. Nu trebuie uitat că toți membrii Uniunii Europene, mai vechi sau mai noi, trebuie să dovedească zilnic că aparțin Europei, prin respectarea valorilor europene. Nici crima și violența, dar nici ura rasială și șovinismul nu fac parte dintre aceste valori.
Dar, cum spuneam, ascultînd știrile la radio, citindu-le-n ziare sau urmărindu-le la televizor mi-e rușine, pur și simplu, aproape zilnic, că sînt om.

 

 

A Mircea Cărtărescu, e per conoscenza ai soci AIR, a proposito di Italiani e Romeni nel terribile novembre del 2007

Caro Mircea Cărtărescu,



ho letto il suo articolo "Roma Bucarest" pubblicato nella rivista l'"Internazionale" del 9/15 novembre 2007. Prima di leggerlo, l'avevo ascoltato nella lettura quasi integrale che ne era stata data in Prima Pagina, rassegna nazionale della stampa in Radio3, una trasmissione che ha un grandissimo numero di ascoltatori. Sono contento che molti italiani come me abbiano potuto leggere o ascoltare un articolo cosi bello, cosi profondo e cosi giusto, come il suo.
Penso che, come lei ha fatto nel suo articolo, ognuno di noi debba guardare criticamente in primo luogo alle colpe del proprio popolo, senza per questo ignorare quelle degli altri. Le colpe di noi Italiani non sono poche nella storia recente, fino a questa ultima, esecrabile, di avere promosso nei mesi scorsi una crociata di odio e di discriminazione contro i romeni. Romeni e rom. Noi italiani conosciamo i rom da molto tempo, e i shinti loro affini, ben prima dell'arrivo di quelli dalla Romania, preceduti dai profughi dalla ex-Jugoslavia. I nostri zingari (li chiamiamo ancora prevalentemente cosi, e il nome non e ingiurioso) sono assimilati solo in piccola parte, e sono dediti spesso all'accattonaggio e al furto. Differentemente da quelli romeni, sono ancora nomadi. Sono assistiti dallo stato, dai comuni, dalla chiesa. Ma proprio come in Romania, i nostri zingari sono temuti e spesso odiati da chi si trova a vivere vicino ai loro campi. Non mancano gli incidenti. Forse la maggiore differenza e che i rom romeni sono molti di piu di quelli italiani. Ma, nel complesso, noi italiani ci comportiamo con i nostri zingari piu o meno come i Romeni a casa loro. Romeni e italiani, insieme, dovremmo sperare che una politica di scolarizzazione, di assistenza e di comprensione possa risolvere un giorno questo problema. Forse i rom non si assimileranno, ma la convivenza potra diventare meno difficile.
Non tutti gli italiani sono contro i romeni. Basta leggere un articolo dell'anziano e autorevole giornalista Arrigo Levi sul giornale "La Stampa", di cui era stato un tempo direttore, dal titolo significativo "Io sto con i Romeni". Questo articolo, del 3 ottobre, e molto precedente ai fatti provocati dall'omicidio Mailat e dalle conseguenti misure del governo italiano. La tensione tra le due comunita era viva da tempo. Si potrebbero citare diversi altri interventi giornalistici contrari ai sentimenti antiromeni, come quello di Ilvo Diamanti, professore universitario e giornalista, sulla "Repubblica" del 6 novembre. E cosi numerosissimi interventi nei giornali e nei dibattiti televisivi (nei blog, purtroppo, prevalgono gli insulti).
E' proprio degli spiriti nobili vedere prima le colpe proprie di quelle degli altri. Questo fatto porta al curioso  paradosso per cui anche il lettore dotato di uno spirito nobile apprezza gli Italiani che scrivono contro gli Italiani e i Romeni che ricordano le colpe dei Romeni! Ma nel suo articolo lei, Mircea Cărtărescu, e andato oltre questo schema, e ha cercato di vedere in breve le colpe degli uni e degli altri, evocando alla fine anche l'esistenza del Male radicale che ci affligge come uomini in generale. E cosi e certamante.
Per mio conto vorrei esprimere a lei, e ai miei virtuali lettori romeni e italiani, la mia vergogna per le parole e gli atti antiromeni espresi non solo da gente comune, ma anche da uomini politici, soprattutto quelli delle forze di destra, attualmente all'opposzione. Ma il decreto di espulsione e stato firmato dal consiglio dei ministri del governo in carica. Cioe da uomini che appartengono a tradizioni politiche e a partiti nel cui programma sono profondamente inscritti la tolleranza e la lotta alla discriminazione e all'ingiustizia. Questi principi avrebbero dovuto guidare la loro linea di condotta, e non mi pare che questo sia avvenuto. Le parole e gli atti di questi politici si spiegano certo con il desiderio di prevenire sia gli attacchi dell'opposizione politica interna sia, certamente, con il proposito di evitare delle pericolose manifestazioni spontaneee antiromene. Ma questa e una ragione sufficiente, e eticamente valida, per aver preceduto la stessa opposizione nell'indicare ai cittadini italiani il "pericolo romeno"?
Passato qualche giorno, per fortuna, il bilancio e meno tragico del previsto: sono state poche decine le espulsioni di romeni, e tutte sono state autorizzate, una per una, dalla magistratura. Nessuna deportazione, o espulsione di massa. Ma rimangono nei nostri occhi la distruzione di alcuni campi nomadi, tra cui quello di Tor di Quinto, il campo da cui si era mosso l'omicida rom (e romeno) della povera signora Reggiani. Rimangono le notizie delle rappresaglie italiane: le aggressioni a romeni e ai loro negozi a Roma e vicino a Roma. Pochi fatti isolati, per fortuna, a fronte della micidiale ondata d' odio apparsa nelle scritte sui muri, nei blog, e anche in alcuni giornali di estrema destra e da radio e televisioni locali. Per fortuna sul piano mediatico, la forma che ha prevalso e stata quella del dibattito, in cui le opinioni si affrontano, si confrontano, e alla fine finiscono, quasi sempre, per condizionarsi a vicenda, evitando gli estremi. Nelle emissioni locali anche delle aree piu sospette, forse a torto, di razzismo e xenofobia, come il Veneto, dove vivo, non si sono mai visti tanti romeni invitati per sostenere le loro opinioni.
Le cose vanno meglio. Fin adesso, almeno, perché si puo temere che la caccia al romeno non sia finita, ogni fatto di cronaca la puo rinfocolare. Non dimentichiamo che l'omicidio commesso da Nicolae Mailat era certo un fatto atroce, ma, come ha scritto il giorno dopo un giornalista di eccezione come l'ambasciatore Sergio Romano, non certo il piu adatto a rappresentare l'essenza "criminogena", come si e detto e ripetuto, dell'immigrazione romena. Era un isolato nella sua stessa comunita, ha agito senza complici e, probabilmente, come ha detto lui stesso, voleva "solo" rubare.  Ed e stato denunciato da una sua parente.
E tuttavia, se si vuole fare un bilancio provvisorio, perché non si e saputo piu niente dagli organi di informazione italiani della sorte dei tre romeni aggrediti a Roma il giorno dopo dell'omicidio di Mailat? Si era detto che uno era grave. Con ben altra attenzione si sarebbe seguita la sorte di un italiano ferito da romeni. E, passando all'alta politica, la stampa italiana ha parlato del clima rasserenato del colloquio tra i primi ministri di Italia e Romania Prodi e Tariceanu. Clima rasserenato? Scendiamo alla vita di ogni giorno. Ho comperato e letto oggi, 10 novembre, come faccio da qualche tempo, quattro giornali romeni che si pubblicano in Italia. Tutti parlano della paura che circola tra gli immigrati romeni in Italia. Paura di espulsione, ma anche paura di aggressioni. Molti romeni, dicono, evitano di parlare la loro lingua per strada. A questo, dunque, siamo arrivati? chiedo ai miei connazionali. Preciso che nessuno dei quattro giornali che ho letto, cioe tutti quelli che si trovano in un'edicola della mia citta, incita i lettori romeni alla ritorsione verso gli italiani, e nemmeno a una servile soggezione. Apprezzo il coraggio e la dignita che cercano di suggerire, con parole pacate, ai loro compatrioti.
Caro Mircea Cărtărescu, lei ha scritto molte cose nel suo articolo, che provano la sua conoscenza del mondo e delle cose, la sua profonda sensibilita di uomo e di scrittore. Ne ho riprese solo alcune. Ne ho aggiunte altre, di cui mi prendo naturalmente la responsabilita.
Spero soprattutto che chi mi legge, abbia soprattutto letto quello che ha scritto lei, o lo faccia se non l'ha gia fatto. Consiglio a quanti sanno il romeno di leggere anche il suo intervento in difesa dei rom romeni intitolati "Gli zingari,un problema romeno" (in "Evenimentul zilei" del 9 novembre).
Ripenso ad alcune ore passate insieme a lei in Italia, a Roma, a Padova, a Mantova, in occasione della presentazione dei suoi libri, Travesti, Nostalgia, Abbacinante. Ricordo le tante parole scambiate, ma anche i suoi silenzi. Adesso so che "il piu grande scrittore romeno vivente", come lei viene definito, taceva e osservava.

Lorenzo Renzi

Nota sui testi citati

Mircea Cărtărescu, Roma Bucarest, in "L'Internazionale", 9/15 novembre 2007.
L'articolo di Arrigo Levi si puo leggere ora nel sito della comunita romena di Viterbo http://romeniaviterbo.blogspot.com/2007/10/arrigo-levi-io-sto-con-i-romeni.html
L'articolo di Mircea Cartărescu sui rom romeni si puo leggere, in romeno, nel sito  http://www.evz.ro/article.php?artid=329997).
Raccomando ai soci anche la lettura di "La mia terra tra progresso e malcostume" di Norman Manea nella "Repubblica" dell'11 novembre 2007.

 

 

Le tante facce del ministro Amato
e la crisi italo-rumena

 

            Premetto che ho una grande apprezzamento per il professor Amato, soprattutto per quanto concerne certi suoi interventi nelle ultime legislature del parlamento, e per i suoi interessanti studi e articoli su temi europei, pubblicati negli anni scorsi. Il caso ha voluto ch'io fossi invitato, il marzo scorso, a tenere un contributo ad un convegno scientifico in una sede molto frequentata da Amato come conferenziere: la Fondazione Europea Dragan, al foro traiano di Roma. Per chi non sa, questa Fondazione, situata all'ombra della famosa Colonna che celebra la vittoria dell'imperatore romano Traiano nella seconda guerra della Dacia - il territorio, grosso modo, dell'odierna Romania - porta il nome di colui che e, attualmente, il rumeno piu ricco del mondo. Ma questa e solo una parentesi biografica, giusto per ricordare che ci sono tanti politici italiani come Amato a tenere delle belle conferenze sull'integrazione europea all'interno di una fondazione creata da un emigrato rumeno in Italia.
Qui, pero, non voglio parlare né del professore Amato, né del politico europeista Amato, ma del ministro dell'interno Amato.  Le agenzie di stampa e i quotidiani italiani hanno diffuso nei giorni scorsi il comunicato stampa del ministero dell'interno a margine di una riunione svoltasi al Viminale sul tema del recente decreto concernente le "Disposizioni urgenti in materia di allontanamento dal territorio nazionale per esigenze di pubblica sicurezza" (adottato il 31 ottobre dal Consiglio dei Ministri e firmato il giorno successivo dal Presidente della Repubblica). Dal comunicato stampa, pubblicato sul sito web del Ministero dell'interno, si apprende che alla riunione presieduta da Giuliano Amato "hanno partecipato i prefetti delle citta maggiormente interessate, il capo della Polizia prefetto Antonio Manganelli, il capo del Dipartimento per le liberta civili e l'immigrazione prefetto Mario Morcone, e il capo del Dipartimento per le Politiche del personale, dell'Amministrazione civile e le risorse strumentali, Giuseppe Procaccini". Lo scopo dell'incontro, precisa la stessa fonte, e stato quello di "fare il punto sull'attuazione delle misure di allontanamento" contenute nel decreto. Viene poi affermato che "tutti i prefetti intervenuti hanno espresso unanime apprezzamento per le nuove norme". Bene, fin qui niente di speciale. Il ministro Amato ha fatto il punto sul funzionamento di un recente strumento legislativo che offre ai prefetti ampi poteri per allontanare dal territorio nazionale i cittadini comunitari che rappresentano una minaccia alla sicurezza nazionale o all'ordine pubblico. Naturalmente, due centinaia di espulsi sono poca roba rispetto alle migliaia volute dai prefetti,  e auspicate da alcuni leader di centro-destra. Ma, comunque, almeno i cittadini devono essere tranquilli: il decreto funziona, e i cattivi vengono spediti via.
Solo che, prima di congedare i suoi collaboratori, il ministro Amato "ha sottolineato l'importanza, proprio ai fini della deterrenza, della continuita nell'applicazione del decreto, utilizzando le diverse forme di espulsione che derivano dalla direttiva europea; ferma restando la scelta di non operare espulsioni di massa, che violerebbero la normativa europea e i principi del nostro ordinamento". Qui le cose cambiano: il ministro Amato mette le mani avanti e, forte delle preoccupazioni espresse in ambito europeo in seguito all'emanazione del decreto italiano, assicura che le espulsioni non hanno un carattere di massa, ma hanno un carattere individuale. E noi, privati cittadini, siamo contenti che questa "continuita nell'applicazione del decreto" sia importante sul piano della "deterrenza". Ma, un attimo: sulla deterrenza da cosa? Probabilmente, dai delitti commessi dai cittadini comunitari. Ossia, il decreto funziona talmente bene da essere un valido deterrente contro coloro che, trovandosi sul territorio italiano, erano intenzionati a delinquere. Trovandosi davanti il muro del decreto e soprattutto il pugno di ferro dei prefetti volenterosi, i potenziali delinquenti comunitari hanno deciso di chiudere bottega e di ritirarsi in convento o di andare altrove, forse in qualche vacanza esotica.
No, purtroppo non e cosi. E ce lo dice lo stesso comunicato del Ministero, in termini inequivocabili: "e stato, in particolare, sottolineato l'effetto di deterrenza che ha portato a una forte riduzione della pressione in sede locale, con numerosi rimpatri volontari e meno afflussi". L'effetto di deterrenza non si e manifestato sul piano della criminalita, ma su quello, piu banale, dei "numerosi rimpatri volontari" e degli afflussi. In altre parole, molti se ne vanno, e sempre meno ne arrivano. Di rumeni, o di delinquenti? O, forse, sono la stessa cosa? Le parole di Amato sono, del resto, confermate non solo dai telegiornali dei giorni scorsi, ma anche dal prefetto di Roma, nella sua recente intervista al Corriere della Sera: parallelamente ai rimpatri volontari, gli afflussi dalla Romania sono molto diminuiti. Sono diminuiti gli afflussi di coloro che erano intenzionati a lavorare in Italia, ma sono calate vertiginosamente anche le prenotazioni turistiche per l'Italia. Non so se questo sia un bilancio davvero felice per il rapporto tra due Paesi comunitari amici, e legati da un forte interscambio economico, oltre che storico e culturale.
Allora, forse il ministro Amato potrebbe essere piu chiaro e parlare apertamente: vuole diminuire la "pressione locale" in termini di ostacoli espliciti nei confronti dei rumeni, oppure, al contrario, concentrarsi sulla sicurezza e sul contrasto alla criminalita, sia essa nazionale o internazionale? Un chiarimento della sua posizione aiuterebbe a capire da che parte stanno il ministro dell'interno, il ministero dell'interno e il governo stesso. Questo, in un periodo di crisi italo-romena senza precedenti, in buona parte alimentata e strumentalizzata politicamente, che ha bisogno di essere ricomposta con l'aiuto della ragionevolezza e del buon senso, e non certo con dichiarazioni ambigue, interpretabili come xenofobe.

Pontedera, 23 novembre 2007

Corneliu Horia Cicortaș, Ph. D.
FIRI - Forum degli Intellettuali Romeni d'Italia

 

(L'autore e laureato in Filosofia e dottore di ricerca in Storia delle religioni presso l'Universita "L'Orientale" di Napoli. Indirizzo: via Mazzini, 130, 56025 Pontedera, PI; e-mail: ciconapoli@yahoo.it, tel. 0587-692520, cel. 349-7562472, adesioni al FIRI: cicortas@gmail.com)


"Ci sentiamo discriminati ingiustamente", dice la rappresentante dei romeni in Italia. "Soffriamo anche noi per questi episodi"

(Intervista a Simona Farcas, presidente Ass.ne Italia-Romania - di Valeria Teodonio, Repubblica TV) 


 

Spectacolul "O seară la Tănase", cel mai important eveniment al anului la Roma

Asociația "IRFI Onlus" e onorată pentru șansa de a-i fi avut ca oaspeți pe artiștii Teatrului de Revistă "C-tin Tănase" din București. Legende precum Stela Popescu, Alexandru Arșinel, Cristina Stamate, Vasile Muraru, Nae Lăzărescu, Alexandru Lulescu ne-au trecut pragul sufletelor și ne-au adus o bucurie imensă, aceea de a-i fi admirat într-un spectacol excepțional. Marii noștri artiști au susținut la Roma două spectacole sâmbată seara, 27 octombrie 2007, la San Frumenzio ai Prati Fiscali și duminică seara, 28 octombrie 2007, la Teatrul Tor Bella Monaca. Intrarea a fost gratuită.


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Ne propunem să facem o radiografiere a acestui eveniment cultural extraordinar:

- seara de 27 octombrie

O scenă improvizată în sala de spectacole a parohiei Sf. Frumenzio ai Prati Fiscali, fără efecte speciale deosebite, dar încarcată de o emoție fantastică, emoția de a-i avea în fața pe monștrii comediei românești...publicul a umplut sala - în jur de 250 de persoane - și și-a manifestat dorul și dragostea, respectul față de marii noștri actori, cântăreți și balerini, aplaudând furtunos, dansând, creând o atmosferă incredibilă, ce a emoționat cu adevărat artiștii Teatrului "Ctin Tănase". Spectatorii au ovaționat minute în șir pe inegalabilii Stela și Arșinel, pe Nae Lazărescu și Vasile Muraru, pe Gabriel Dorobanțu,  dar și pe mai tinerele talente Mirela Boureanu ( la ale cărei intervenții pe scenă publicul a cântat și a dansat, incingând o horă ce a cuprins întreaga sala), Valentina Fatu, Bianca Anghel sau Alin Gherghișan. Peste tot in sala se citea pe chipurile oamenilor pofta de viață renascută, bucuria; distracția era in toi, unora le era chiar greu să creadă că îi aveau în față pe idolii lor dintotdeauna (după spectacol, oamenii cu tâmple cărunte ne-au mulțumit din suflet și, unii dintre ei, ne-au marturisit că au așteptat 18 ani să-i vadă pe oaspeții noștri de onoare). Seară de neuitat, dar nici nu bănuiam ce va urma, cum va fi a doua zi de spectacol.

- seara de 28 octombrie

În curtea Teatrului Tor Bella Monaca s-au adunat sute de persoane curioase și nerăbdătoare să vadă artiștii în carne și oase. Teatrul nou amenajat, scena ireproșabilă, condițiile tehnice foarte bune au creat artiștilor un comfort sufletesc deosebit, mai ales în momentul în care au observat că sala se umpluse la refuz (erau peste 450 de persoane, în condițiile în care capacitatea sălii era de 350; alte câteva sute de persoane așteptau afară, ripostând că nu pot avea acces la spectacol) facând un show incredibil: joc de muzică și lumini, cuplete, dans, cântec, un spectacol mult mai elaborat grație condițiilor puse la dispozitie; a fost o descătușare de energii creative, publicul reacționând pe masură. Spectatorii au fost absolut încântați de prestatia actorilor (aplaudați la scena deschisă au fost cuplul Stela - Arșinel, Valentina Fătu, Vasile Muraru, Nae Lazarescu, Alexandru Lulescu) și a cântăreților, dar și de trupa de balerini a Teatrului "Ctin Tanase". De un succes foarte mare s-a bucurat și tânăra artistă ieșeancă Mirela Boureanu care a încins publicul cu celebre piese din folclorul moldovenesc, invitând toata lumea să se ridice și să danseze, publicul conformându-se și dezlănțuindu-se. Aplauze îndelungi au primit și Alin Gherghișan (o voce foarte bună) și Bianca Anghel, aceasta din urmă aducând un recital emoționant cu piese din repertoriul lui Dan Spătaru.
Un moment deosebit l-a constituit finalul spectacolului, când d-na Stela Popescu a răspuns prima apelului la bunăvoință și generozitate lansat de d-na vicepreședintă Mariana Popa Bouriță în campania caritabilă organizată de "IRFI Onlus" cu ocazia spectacolului -,Ajutati-l pe Marius!'. Dânsa a fost prima care a donat bani pentru baiețelul român bolnav, spectatorii urmându-i exemplul, dând astfel dovadă de o frumoasă solidaritate umană, de profundă afecțiune, sprijinind inițiativa "IRFI Onlus". Un alt moment incărcat de semnificație a fost cel în care d-na președinta, Simona C. Farcas, însoțită de d-na Vica, mama sa, și de d-na vicepreședinta, Mariana Popa Bouriță, au oferit doi colaci tradiționali Stelei Popescu și lui Arșinel, readucând in prim-plan caldura și ospitalitatea românilor, oriunde s-ar afla în lume.

Asociația "IRFI Onlus" dorește să mulțumească în primul rând Teatrului "Ctin Tanase", care a adus revista la Roma; de asemenea, dorește să mulțumească publicului pentru prezență și solidaritate (suma obținută din donațiile publicului fiind de 637,40 EUR) și, nu în ultimul rând, sponsorilor: Dumitru Pascal, Florin Simon - Restaurant "Romania", Mihaela & Gheorghiță Mihoc - Supermercato "Carpati" și d-nei Viorica Trocaru - "L'Ortinvetro".

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În același timp, Asociația "IRFI Onlus" mulțumește și d-lui Florin Bouriță pentru aportul adus în derularea acestui proiect cultural, de asemenea mulțumește voluntarilor (Ana Maria, Anton, Angela, Pr. Ben, Pr. Isidor, Pr. Iulian, Mihaela, Vica, Magda, Lucian, Elena, Ironim, Doina, Mihai, Lorenzo, Vali s.a.) care au contribuit la succesul acestui eveniment extraordinar desfășurat la Roma, și, nu în ultimul rând, d-lui George Bologan - Ambasada României în Italia.

 


Foto (di V. Acostandei) Spettacolo "O seară la Tănase" (Una serata al Tanase) - Roma, 28 ottobre 2007


LA COMUNITA' ROMENA "AL CENTRO" DI ROMA CON BALLI FOLKLORISTICI E COSTUMI TRADIZIONALI ROMENI

 

 

 

Dal 28 settembre al 7 ottobre 2007 e' in corso nel Centro storico di Roma la IV Edizione della Missione dei Giovani ai Giovani "Gesu' al Centro"

Alla Missione a Piazza Navona di Roma "Gesu' al Centro" partecipano i giovani che si sono preparati da oltre un anno e che si faranno missionari verso i loro coetanei. Sono giovani appartenenti a parrocchie, associazioni, movimenti, gruppi e lavoreranno insieme al servizio del Vangelo animando i vari appuntamenti programmati.


Lunedì scorso, 01 ottobre 2007, i rappresentanti dell'Associazione "IRFI Onlus" ed i rappresentanti della comunità' romena a Roma sono stati presenti alla manifestazione "GESU AL CENTRO", cantando e ballando in piazza insieme ai gruppi folkloristici di diversi paesi durante la serata di festa multietnica con testimonianze (organizzata dai Padri Scalabriniani e dall'Ufficio Migrantes della Diocesi di Roma).

Sono saliti sul palco, oltre a gruppi italiani e sudamericani, anche il gruppo di ballo folkloristico in costume tradizionale romeno "Flori de mai" della comunita' romena di Torre Angela - Roma. Il gruppo ha partecipato con alcuni tra i più' famosi balli romeni folkloristici mentre i costumi tradizionali, tipici della valle del fiume Siret, hanno dato un tocco di autentica romenità' alla manifestazione. Piazza Navona era diventata ad un tratto una "hora": tutti i giovani provenienti da paesi di tutto il mondo presenti in piazza ballavano, come alla tradizionale "Festa dei Popoli", i balli di gruppo in cerchio tipici della Romania.

Prima della Festa multietnica, nella "Tenda dell'incontro" a Piazza Navona gli associati "IRFI Onlus" sono stati uditori alla Tavola rotonda organizzata sul tema "Testamento biologico. Quale autodeterminazione?". Hanno partecipato la Prof. Maria Luisa Di Pietro, Presidente dell'Associazione Scienza e Vita e il Prof. Mario Palmaro, Professore di filosofia del diritto presso l'Universita Europea di Roma ed il Prof. Filippo Vari.

 

NOVITA'

Carlo Casini, Marina Casini, Maria Luisa Di Pietro, Testamento biologico, quale autodeterminazione?, Etica e bioetica, 10, Firenze, Societa Editrice Fiorentina, 2007. Un libro per affrontare il delicato tema del testamento biologico e del principio di autodeterminazione, divenuto di attualita con i casi Welby e Terri Schiavo.


Cos'e il testamento biologico?


Quali interessi dovrebbe tutelare?
Cosa si intende per accanimento terapeutico? Cos'e la liberta di cura?

Il volume, spiega una nota, vuole fare chiarezza sul tema del
testamento biologico affrontando l'argomento da piu punti di
vista, quello medico, quello giuridico ed quello etico (illustrando innanzitutto cosa si intende per testamento biologico, accanimento terapeutico, liberta di cura) e vuole far riflettere sulla necessita di introdurre una legge che regoli le 'volonta' anticipaté, la possibilita cioé di prevedere oggi quali terapie e quali cure mediche accettare in caso futuro di incapacita di intendere e di volere, secondo il cosidetto principio di autodeterminazione. (ANSA).



Carlo Casini e parlamentare europeo e docente di diritti umani e bioetica presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. E presidente del Movimento per la Vita italiano e membro della Pontificia Accademia per la vita.

Marina Casini e ricercatrice di Bioetica presso l'Universita Cattolica del Sacro Cuore. In particolare si occupa della dimensione giuridico-legislativa della bioetica.

Maria Luisa Di Pietro e endocrinologo e medico-legale. Associato di Bioetica presso l'U.C.S.C., e membro del Comitato Nazionale per la Bioetica e presidente dell'Associazione Scienza e Vita.

fonte: http://www.sefeditrice.it


 

"Noi Bulgari e Rumeni porteremo nuova linfa"  (Europa)  22/03/2007


Simona, Romania, 29 anni, laureanda in lettere moderne (foto Danilo Giannese)

ROMA - Soltanto fino a tre mesi fa erano abituati a sentirsi chiamare "extracomunitari" da noi cittadini europei di vecchia data. Ma dallo scorso 1° gennaio il prefisso "extra" si e sbriciolato come un biscotto di pasta frolla e per bulgari e rumeni si sono spalancate le porte dell'Europa unita. Il riconoscimento di un percorso a cui i due Paesi tenevano fortemente e il cui primo passo era stato mosso nel 1995 con la presentazione della richiesta di adesione all'Unione europea. E cosi, tra i confini dell'Unione allargata, e sbarcato il carico di entusiasmo, energia e vitalita di Bulgaria e Romania e, soprattutto, dei loro giovani. Alla faccia di quell'euroscetticismo di cui cosi tanto si sente parlare in quei Paesi che dell'Europa hanno fatto parte fin dalle origini, ovvero dai Trattati di Roma di cui in questi giorni si celebrano i 50 anni. I giovani bulgari e rumeni si sentono, dunque, piu europei dei loro coetanei italiani, francesi o olandesi? E, ancora, dei giovani dei dieci Paesi entrati nell'Unione il 1° maggio 2004? A sentire loro pare proprio di si. Anguel e un ragazzo bulgaro di 26 anni, in Italia da quando ne aveva 18 per studiare Scienze internazionali diplomatiche a Forli. Da poco ha completato un master alla Luiss in "Parlamento e Politiche pubbliche" e, al momento, lavora come tirocinante presso la rappresentanza della Commissione europea a Roma e, contemporaneamente, per un'agenzia di monitoraggio dei mass media. Anguel non ha dubbi: Bulgaria e Romania sono i paesi con piu alto grado di euroentusiasmo. "Ci sentiamo piu europei degli europei di vecchia data - ci ha detto -. Noi giovani bulgari speriamo fortemente nel futuro europeo e abbiamo un forte attaccamento a queste radici". D'altra parte, per Anguel, l'adesione del suo Paese all'Unione Europea ha significato soprattutto il riconoscimento di uno status a cui mancava solo l'ufficializzazione. "Noi bulgari non abbiamo mai considerato l'ingresso nell'Ue come un fatto ex novo, ma come il ricongiungimento a una realta' di cui ci siamo sempre sentiti parte integrante", e la sua riflessione. Sulla stessa lunghezza d'onda e Simona, una ragazza rumena di 29 anni che sta per laurearsi in Lettere moderne alla Lumsa. Simona vive a Roma da quando aveva 16 anni. Ora e presidentessa dell'associazione Onlus "Italia - Romania Futuro Insieme", che si preoccupa di dare assistenza ai rumeni che arrivano nel nostro Paese. I primi tempi in Italia, per lei, sono stati difficili, soprattutto per quella "maledizione" dell'essere considerata un'extracomunitaria. Ci ha raccontato dei pregiudizi della gente che era costretta a subire e delle difficolta' nel trovare un lavoro regolare. Eppure anche lei, come Anguel, si e' sempre sentita culturalmente vicina all'Europa e agli europei. Oltre che all'Italia, uno dei Paesi che piu' si e battuto in favore dell'adesione di Romania e Bulgaria all'Unione europea. Ora, quindi ( ne e' convinta Simona) le cose per i giovani rumeni come lei sono molto cambiate: "Entrare nell'Unione europea, per noi, e' come se fosse crollato il muro di Berlino un'altra volta - e la sua analisi -. Come se fossero crollate tutte quelle barriere e quei limiti che ci impedivano di respirare liberamente l'aria europea". Prima dell'ingresso in Europa i cittadini bulgari e rumeni erano soggetti a una serie di vincoli burocratici, dai visti internazionali al passaporto, sino all'incubo del rinnovo del permesso di soggiorno. A questo proposito, Simona ricorda ancora che lei e potuta venire in Italia per studiare soltanto grazie all'invito di un cittadino europeo, nel suo caso il rettore del collegio religioso in cui ando a vivere. Ora, invece, tutte queste restrizioni non ci sono piu e i giovani bulgari e rumeni possono finalmente viaggiare liberamente in Europa, nella loro Europa, con in mano la sola carta d'identita'. Un fatto normale, per noi italiani. Un sogno divenuto realta', invece, per loro. "A gennaio, quando mio padre venne a Roma per la mia laurea - ci ha raccontato Anguel - era felicissimo perché in aeroporto ha dovuto mostrare solo la carta d'identita. In quel momento, capi che


Anguel, Bulgaria, 26 anni
(foto di Danilo Giannese)

l'ingresso nell'Ue era pura realta' e non soltanto qualcosa di cui si parlava sui giornali". Ma l'ingresso nell'Unione europea non significa solo viaggiare facilmente. Simona e Anguel concordano sul fatto che i giovani di Bulgaria e Romania, d'ora in poi, potranno avere maggiori possibilita' di studiare e lavorare all'estero e, quindi, di crescere culturalmente. "Non c'e piu' nulla, ora, che possa impedire a un giovane rumeno di realizzare i suoi sogni - ci ha detto entusiasta Simona -. E io ne sono l'esempio concreto". Sono convinti, tra l'altro, che la situazione migliorera' di gran lunga anche nei loro Paesi. Si aspettano salari piu' alti, tecnologie, ricerche e l'arrivo di molti investitori stranieri. Per quanto riguarda la Romania, la cui comunita', in Italia, e la piu numerosa (oltre 270mila, secondo l'ultimo dossier sull'immigrazione della Caritas), l'ingresso in Europa significhera', per Simona, una riduzione dell'emigrazione all'estero dei rumeni per lavoro e un aumento di quella per turismo. I due giovani neoeuropei pensano infatti che anche nei loro Paesi sara' piu' facile aprire attivita' e trovare un posto di lavoro. Grazie all'ingresso nell'Ue, inoltre, diminuira' notevolmente il fenomeno della prostituzione che coinvolge moltissime ragazze rumene, anche in Italia. Simona ne e certa: "La tratta delle ragazze e' il frutto della nostra passata condizione di extracomunitari. Ora che non lo siamo piu' le giovani rumene sfruttate potranno avere finalmente la forza e i mezzi per uscirne per sempre". Dall'Unione europea Anguel e Simona si aspettano non solo di ricevere ma vogliono anche contribuire alla sua crescita e al suo miglioramento con nuove forze e impulsi, idee giovani e una grande dose di entusiasmo. E, soprattutto, si dicono sicuri che i loro governi non si sogneranno, appena entrati nel club dell'Ue, di porre condizioni e modificare le regole vigenti come invece qualche Paese si e permesso di fare. Quale? Se glielo chiedete alcuni vi risponderanno in coro: "La Polonia". Probabilmente per alcune prese di posizione del suo governo.
DANILO GIANNESE (LUMSA NEWS)
http://www.lumsanews.it/LumsaNews/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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News

6 Febbraio 2008 - Incontro UNAR- Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunita- Presidenza del Consiglio dei Ministri

Amici per l'Arte - Mostra di arte collettiva a Torino, 18-25.01.2008

 

"Musca pe coliva", sa ramana un obicei balcanic!