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SIMONA C. FARCAS

 

Nata in Romania nei pressi di Iasi (la citta' romena delle "sette colline"), si è trasferita in Italia per motivi di studio poco piu' che quindicenne, vive a Roma dal 1993 (la città delle sette colline per eccellenza).

Dal 2006 e' Presidentessa di "ITALIA ROMANIA FUTURO INSIEME", l'Associazione Onlus di Volontariato e di promozione umana, sociale e culturale italo-romena, di cui è anche fondatrice .

E' costantemente impegnata nel sociale al fine di promuovere il dialogo, la convivenza, l'integrazione dei meno abbienti, delle donne, dei giovani e delle famiglie romene nella realtà' italiana.

Studia (anche all'Universita') interventi per l'accantonamento dei pregiudizi e degli stereotipi nei confronti del fenomeno migratorio, promuovendo i valori universali attraverso l'attuazione di progetti ed azioni educativi, formativi, socio-culturali.

E' impegnata, altresì, ad offrire "ascolto" e orientamento agli alle persone piu' bisognose, specialmente supporto informativo, assistenza sociale e mediazione linguistica e culturale presso le strutture (scuole, cliniche ed ospedali) a Roma e nel Lazio.

Ha operato per diversi anni nel management dello spettacolo teatrale musicale. Organizza, quindi, spettacoli teatrali, tavole rotonde e convegni di studio, collabora anche con le Istituzioni nell'organizzazione di eventi culturali e corsi di formazione professionale.

Ha compiuto gli studi tecnico-commerciali (Contabilità e Ragioneria) in Italia, attualmente è laureanda in Lettere a Roma con una tesi sulla teoria linguistica di Eugenio Coseriu.

Ha ricevuto da Benedetto XVI, lo speciale "mandato missionario" il 2 Settembre 2007, durante l'incontro dell'Agora' dei Giovani Italiani a Loreto.

Contatti:

Tel. Cell. +39 389 1864064

Fax +39 06 8844636

E-mail: irfionlus@yahoo.it

 

Massmedia


AGORA' SENZA CONFINI...

DI STEFANIA CAREDDU (Avvenire, 15 gennaio 2008)


S
ono arrivati in Italia per motivi diversi. Ognuno con le proprie aspettative, forse con qualche timore, ma anche con tante speranze. Oggi, a distanza di qualche anno, sono entrambi felici di parlare delle loro storie caratterizzate da un'integrazione perfettamente riuscita. Anche e soprattutto grazie alle comunita parrocchiali con le quali hanno fatto un percorso. Che li ha portati fino all'Agora dei giovani, a Loreto, lo scorso settembre, al cospetto del Papa. A nome dei loro coetanei italiani: di tutte le provenienze.

Una catena di solidarieta'

"Sono arrivata a Roma non ancora sedicenne, per motivi di studio e per ritrovare le mie radici perché Romania significa piccola Roma", racconta invece Simona, oggi presidente di un'associazione impegnata nella promozione dell'integrazione dei romeni in Italia. Prima ragazza "alla-pari", poi il diploma di ragioneria nel 1999. "Tornando da scuola - rivela - mi fermavo spesso in chiesa, l'unico posto in cui potevo far volare la mia mente, la mia fantasia, leggendo storie della Bibbia o le vite dei santi, che nel mio Paese troppo a lungo era stato vietato leggere". Importante per lei e' stato l'incontro con la pastorale giovanile della Chiesa nazionale tedesca di Santa Maria dell'Anima e la comunita' del Collegio dove e' stata ospitata, come pure quello con una famiglia romana: "Mi hanno accolta con amore, offrendomi ascolto, amicizia e solidarieta'; per questo - spiega - riesco oggi a fare anch'io lo stesso con i miei connazionali". Ascoltare e prendersi cura degli altri e il compito che Simona si e' sentita affidare da Benedetto XVI a Loreto, dove era tra i 72 giovani che hanno ricevuto il "mandato missionario". "Mi sento incoraggiata, grazie anche al mandato, ad esprimere apertamente e con fermezza i miei valori cristiani e vivere la fede senza timore e senza mezzi termini, ma soprattutto attraverso l'esempio concreto". Per Simona, infatti, "i giovani romeni possono costituire un reale vantaggio per tutti, non solo per l'Europa allargata". E nonostante i fatti di cronaca nera che negli ultimi mesi hanno portato alla ribalta proprio alcuni romeni, Simona e convinta che ci siano fondati motivi di speranza.

"Si e' creata una catena di solidarieta': romeni che aiutano altri romeni, ma soprattutto aiutano gli italiani, bambini, malati, anziani, famiglie"


Altim viene dall'Albania, Simona dalla Romania. Anche loro hanno partecipato al grande incontro dei ragazzi italiani col Papa. Ricevendo un "mandato" che segna la vita.


La paura di un popolo

Sono tanti i romeni nella capitale. Non sono zingari e nemmeno criminali. Ma dopo l'agguato di Tor Bella Monaca temono di diventare vittime di vendette ingiustificate.

Loro stringono i denti e vanno avanti, percorrendo la strada grama di un popolo che mai e' stato emigrante. Ma non e' facile. Spiega Simona Farcas, presidente dell'associazione "Italia-Romania, futuro insieme", che da quattro anni lavora nei locali della parrocchia e non ha mai avuto un aiuto dal Comune: "Negli ultimi sei mesi si sono rivolti al nostro centro d'ascolto quasi 5.000 persone. Non conoscono i loro diritti, non sanno nulla di documenti e di tutte le possibilita' offerte dalle leggi italiane. Ma, soprattutto, adesso hanno paura".

L'associazione e' riuscita a costruire una rete: romeni che aiutano altri romeni. Ma quando ti raccontano le loro storie ti vergogni di essere italiano. Leo, che e' biondo, due giorni fa si e' sentito chiedere con meraviglia: "Ma esistono romeni biondi?". Marcello ormai non parla piu' romeno da quando e stato cacciato da un vagone della metropolitana perché usava la sua lingua con un amico. A Oana i suoi compagni all'universita' non passano gli appunti delle lezioni, da quando sanno che e' romena.

articolo completo in Famiglia Cristiana n. 45 dell' 11-11-2007


Il governo romeno torna a prendere i suoi cittadini, con un posto di lavoro

Roma 25 Febbraio 2008, comincialitalia.net

L'evento, la Borsa dei posti di lavoro disponibili in Romania per i cittadini romeni che soggiornano attualmente in Italia, si e' svolta presso la sede del Centro Cittadino per le Migrazioni, L'Asilo e L'Integrazione Sociale di via Assisi. E' anche con la collaborazione delle associazioni tra cui la Irfi Onlus e la presidente Simona C. Farcas


La comunita' rumena lancia una campagna di solidarieta' per la citta' di Roma


Estratto da Redattore Sociale del 23 Novembre 2007

Roma - Una campagna di solidarieta' per la citta' di Roma. Cosi Simona Farcas, presidente dell'associazione Irfi-Italia-Romania futuro insieme, definisce la serie di iniziative che a partire da domenica verranno promosse all'interno della comunita' rumena della Capitale. Si iniziera' con una campagna di sensibilizzazione sulla donazione del sangue rivolta ai cittadini rumeni e promossa in collaborazione con l'Avis. "Sara' una giornata di informazione per la comunita' rumena sul grande e importante gesto della donazione del sangue - ha spiegato Farcas - L'assessorato alla Sanita' della regione Lazio ci ha incoraggiato. Di fatto gia' quest'anno abbiamo cominciato a donare il sangue al Bambin Gesu'. Questa iniziativa la faremo insieme all'Avis e diventeremo parte integrante dell'associazione volontari del comune di Roma". La campagna coinvolgera' la comunita' rumena che si riunisce ogni domenica nella Chiesa di santa Maria in Capitelli, nel I municipio, dove e' ospitato anche il centro di ascolto promosso dall'Irfi per offrire orientamento e aiuto ai cittadini rumeni. "Vogliamo riunire tutte le associazioni dei rumeni che sono presenti a Roma e nel Lazio e partire con questa campagna di solidarieta' per la citta' di Roma - ha spiegato la presidente - Lo faremo come cittadini rumeni a Roma perché e' giusto dimostrare che ci siamo per superare la comunicazione che va solo in un senso solo. Vogliamo soprattutto far capire che siamo persone, siamo nelle vostre case, puliamo i vostri anziani, vi serviamo al bar. Per questo vogliamo lanciare iniziative di solidarieta' nei confronti delle persone e della citta". Tra le iniziative in programma anche una giornata di volontariato per la pulizia di un parco della Capitale. "L'obiettivo e' fare qualcosa di concreto - ha concluso Farcas - azioni di cittadinanza attiva per dimostrare anche che siamo integrati". (mp)


Grande successo per la giornata di donazione del sangue organizzata dalla comunita rumena del Lazio in collaborazione con Avis e Regione Lazio

10/12/07 - Sono stati in tanti questa mattina, dalle ore 7,30 alle 11,30, a recarsi presso le due autoemoteche dell'Avis in via di San Gregorio al Colosseo per donare il proprio sangue. L'iniziativa, promossa dalla Comunita' rumena del Lazio in collaborazione con Avis e Regione Lazio sotto lo slogan "Fii Erou!.. Daruieste Viata!.Doneaza sange!" - "Sii eroe!... Ama la vita!.Dona il sangue!" - ha visto la partecipazione di un nutrito gruppo di componenti della comunita' rumena che insieme ("all'ambasciatore della Romania in Italia, Radu Horumba" - che, in realtà, non ha partecipato, ndr ) , all'Assessore alle politiche giovanili del Comune di Roma, Jean-Leonard Touadi, e all'Assessore alla Sanita della Regione Lazio, Augusto Battaglia, hanno donato il proprio sangue all'interno delle due autoemoteche appositamente allestite.

Al termine dell'iniziativa, che prevedeva anche una degustazione di prodotti tipici rumeni, l'Assessore Battaglia ha consegnato una targa alle due presidenti delle maggiori associazioni di cittadini rumeni che hanno collaborato ad organizzare la donazione odierna: Simona Farcas, presidente della IRFI - ONLUS ed Elena Lechea, presidente dell' Associazione Romania nel Mondo.

"L'iniziativa di oggi - ha commentato l'Assessore Battaglia - rappresenta un'importante occasione di confronto e conoscenza fra la comunita' rumena e la sanita' del Lazio, oltre a rappresentare un forte segnale di solidarieta' tra i popoli. Il prossimo anno, in cui raggiungeremo l'autosufficienza per quanto riguarda il fabbisogno regionale di sangue, organizzeremo raccolte insieme alle altre e numerose comunita di cittadini stranieri che vivono e lavorano sul nostro territorio".

 

Romani e romeni, un vincolo di sangue al Colosseo

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La comunita' romena si e' mobilitata per la sua prima giornata di donazione del sangue nella capitale

ROMA (9 dicembre) - Romeni e romani uniti da un legame di sangue. La comunita' romena si e' infatti mobilitata per la sua prima giornata di donazione del sangue nella capitale. Un'iniziativa di solidarieta', senso civico e tolleranza nata dalla collaborazione tra l'ambasciata di Romania, la Regione Lazio, Campidoglio, Avis e numerose associazioni romene. Due autoemoteche della Regione sotto l'arco di Costantino, a pochi passi dal Colosseo, hanno raccolto oltre 30 donazioni, la maggior parte di cittadini romeni tra i quali i responsabili della comunita parrocchiale romena, don Isidor Iacovici e don Iulian Faraoanu.


"Una manifestazione importante sia dal punto di vista sociale che da quello strettamente sanitario - spiega l'assessore alla Sanita' della Regione Lazio, Augusto Battaglia -. Il sangue raccolto rappresenta un altro tassello verso l'autosufficienza regionale che speriamo di raggiungere gia' nel 2008. Per quanto riguarda il valore sociale dell'evento e' da sottolineare che la comunita' romena nel Lazio e' fatta di tanta gente che lavora duramente e onestamente, contribuendo cosi allo sviluppo della nostra economia".

Gli ha fatto eco l'assessore alla Sicurezza del Comune di Roma, Jean-Leonard Touadi, per il quale "oggi molti romeni hanno compiuto un gesto nobile verso l'intera comunita: un ulteriore segnale di integrazione per cittadini che gia' svolgono un ruolo importante in settori della nostra economia a cominciare dal welfare sociale". Per la presidente dell'Associazione "Italia-Romania, futuro insieme", Simona C. Farcas, eventi come quello odierno confermano che "ci sentiamo a casa, che non c'e' alcuna crisi nei rapporti con gli italiani: siamo perfettamente inseriti nella vostra societa'".

Fonte: Il Messaggero


 

Razzismo, allarme dellŽEuropa
DallŽIndependent a Le Monde: ora anche lŽItalia a rischio xenofobia
di Enrico Franceschini

(la Repubblica, DOMENICA, 04 NOVEMBRE 2007, Pagina 9 - Esteri)

LONDRA - LŽEuropa, o almeno una parte dŽEuropa, quella che lŽAmerica di Bush chiamava con dispregio "old Europe", la vecchia Europa, si rispecchia in quello che sta accadendo in Italia: e cio che vede non le piace. Non piace, perlomeno, ad alcuni dei maggiori organi di stampa dellŽEuropa progressista, in Gran Bretagna, in Francia, in Spagna, che si chiedono in tono preoccupato se la reazione italiana allŽomicidio di Giovanna Reggiani segnali lŽavvento di unŽondata di xenofobia etnica, in questo caso anti-rumena ma in generale contro tutti i nuovi immigrati, nellŽintero continente o meglio nei suoi paesi piu ricchi.
"Reietti" titola a tutta prima pagina lŽIndependent di Londra, sopra una foto di immigrati senzatetto lungo le rive del Tevere, "le prime vittime del brutale giro di vite italiano", costretti a lasciare le loro baracche di cartone. "E la citta di Roma gode delle loro sfortune", scrive il corrispondente Peter Popham. Nel giro di poche ore dopo la tragica morte di Giovanna Reggiani, continua lŽarticolo del quotidiano inglese, "lŽItalia stava facendo quello che milioni di persone in tutta Europa vorrebbero veder fare ai loro governi: prendere misure rapide, drammatiche e draconiane per insegnare agli immigrati una lezione che non dimenticheranno". LŽIndependent nota che la nuova legge sulle espulsioni di immigrati e applicabile "senza processo", citando quindi una statistica che solleva qualche dubbio su quanto pesi lŽimmigrazione sul crimine: a Londra, per esempio, gli immigrati sono il 27 per cento della popolazione ma sono responsabili solo del 20 per cento dei crimini. "Stiamo entrando in una nuova era di intolleranza attraverso lŽEuropa" si chiede il giornale, dando la parola, in un editoriale, a Simona Farcas, presidente dellŽAssociazione Italia-Romania, che afferma: "La giustizia deve fare il suo corso e i responsabili devono pagare. Ma penso che il problema qui non siano i rumeni in Italia, quanto lŽignoranza di certi italiani".
Parole simili su Le Monde. "LŽItalia vuole espellere migliaia di rumeni", titola il quotidiano francese, osservando che in virtu dei nuovi provvedimenti applicati dal governo Prodi "i prefetti potranno espellere, senza processo né possibilita di fare ricorso, dei cittadini dellŽUnione Europea" che contravvengano alla dignita umana, ai diritti fondamentali della persona o alla sicurezza pubblica: una definizione abbastanza vaga, scrive il corrispondente da Roma, "per inglobare ogni piccolo delinquente, autentico o anche solo sospetto>. Si avverte nel nostro paese, conclude Le Monde, "una tentazione di xenofobia" in qualche modo simile alla reazione di altri paesi europei quando si sono trovati di fronte a casi eclatanti. Titolo analogo su El Pais: la morte di Giovanna Reggiani "da il via alla xenofobia in Italia", e un articolo osserva che a questo punto gli immigrati rumeni "hanno sostituito gli albanesi" nelle paure degli italiani.
Di cacciare gli immigrati molesti si parla molto anche nel Regno Unito, in Francia, in Spagna, in Germania, in Olanda, insomma nella nazioni europee piu invase dallŽondata di immigrati dai nuovi paesi entrati nellŽUnione tre anni fa. "Ma lŽItalia", conclude lŽIndependent, "e passata dallŽessere il fanalino di coda della Ue per quanto riguarda la linea dura, a essere di colpo allŽavanguardia".


Author: pilar
Date:  2007-11-05 09:442007-11-05 08:44  +100UTC
To: forumroma, micaela, mangrovia, poxchoo
Subject:  I: COMUNICATO STAMPA / COMUNICAT DE PRESA

condivido in pieno,stupratori e assassini sono una razza a parte , e non c'entrano niente con i popoli che sono tutti meravigliosi.
(L'immigrazione e una realta dalla notte dei tempi e l'italia ragiona ancora in termini di invasioni barbariche,non so quali leggi devono essere applicate, ma di sicuro so che per le elementari leggi d'ospitalita o si accoglie e si da la possibilita di vivere,o si dice mi scusi ma non c'e posto.Non ci si gira dall'altra parte lasciando che si scateni una guerra fra poveri -anche di spirito-.pace, pilar


COMUNICATO STAMPA dell'Associazione IRFI

L'Associazione IRFI - Italia Romania Futuro Insieme" Onlus prende le distanze da quanto accaduto martedi 30 ottobre a Roma.

"Siamo contrari - afferma Simona C. Farcas, presidente della Irfi Onlus - verso qualsiasi atto criminoso, nonché da qualunque azione di delinquenza commessa da romeni, e non solo, residenti in Italia. Lavoriamo per aiutare i nostri connazionali a integrarsi nella societa italiana".

Nel triste contesto sociale che sta vivendo l'Italia, totalmente sfavorevole alla societa romena, l'Associazione IRFI Onlus lancia un appello alle Istituzioni italiane affinché vengano applicate le leggi.

"Esprimiamo - ribatte Farcas - tutta la nostra solidarieta alle vittime della tragedia e continuiamo a lottare contro la criminalita, attraverso i nostri progetti sociali; cercheremo di sostenerli al fine di essere un costante supporto per tutti gli onesti romeni che vivono in Italia. Speriamo che la giustizia faccia il suo corso e desideriamo una partecipazione sempre piu attiva, soprattutto concreta, di tutte le autorita romene nella risoluzione di questo conflitto attraverso soluzioni pertinenti e rapide".

L'Associazione Irfi Onlus sta gia mettendo a disposizione, proprio con l'ausilio dell'esperienza, le giuste risorse umane.

"Sosterremo, se dovesse essere necessario, anche l'arrivo di leggi piu severe - conclude Farcas - che possano allontanare la delinquenza dal tessuto sociale italiano compresa quella romena."

L'Associazione IRFI - Italia Romania Futuro Insieme" Onlus esprime le piu sentite condoglianze alla famiglia di Giovanna Reggiani.


Parla la presidente di Italia-Romania

di Donatella Paci su Comincialitalia.net

Roma 7 Novembre 2007

La Romania e un paese amico, molti romeni sono benvoluti per la capacita di lavorare, per la serieta e il rispetto. In molte famiglie italiane ci sono romeni che aiutano e talvolta sono anche diplomati che pure fanno umili lavori. Pero dal 1 gennaio 2007 qualcosa e cambiato, nessun controllo alle frontiere. In pochi mesi gli ingressi si sono triplicati". Lo ammette anche Simona Farcas, la giovane presidente dell'Associazione Italia Romania-Futuro Insisme, che si occupa di assistere i romeni nel nostro Paese. "Dal primo gennaio le frontiere sono state aperte e abbiamo registrato un aumento vertiginoso di ingressi. Sono arrivati intellettuali, professori, badanti, operai ma anche cittadini senza lavoro e con problemi con la giustizia".

Simona Farcas spiega la sua attivita. Il centro che dirige si occupa di monitorare e inquadrare i cittadini romeni che arrivano in Italia: un curriculum, una scheda anagrafica, poi la ricerca di un lavoro, susssidi legali e l'inserimento dei programmi italiani previsti dalle varie amministrazioni. Ma qui iniziano i problemi, perche la collaborazione e scarsa.

"Noi abbiamo faticato molto per entrare in contatto con gli assessorati di competenza, per aprire un canale di scambio, per stabilire un dialogo costruttivo - dice la presidente - . Non per cattiva volonta, ma forse per metodo. Se pero continua questa chiusura, se gli assessori e i responsabili non dialogano, e difficile contribuire a garantire un clima sereno e sicuro. Ora molti romeni hanno paura. Hanno avuto minacce, oppure vivono un clima ostile. Offriamo assistenza legale, li aiutiamo ad agire nell'ambito della legge. Ma allo stesso modo deve istaurarsi una collaborazione e la condanna della violenza e delle discriminazione deve essere chiara e decisa".

Sugli arrivi massicci Simona Farcas invidua nelle strutture europee una sorta di "arbitro". "E' necessario isolare chi delinque per garantire la sicurezza anche dei romeni stessi. Di certo negli ultimi mesi e arrivato di tutto, ingressi che sono sfuggiti anche alla conoscenza delle organizzazioni. Gente con problemi di assistenza immediata. Pero la realta dei romeni in Italia e quella di un popolo lavoratore e onesto, che fatica per integrarsi e che vuole integrarsi. La cosa migliore e fare comunicazione. Dare informazioni ai romeni in partenza sulle modalita di ingresso e dove andare. Indicare loro, come e avvenuto per altre comunita, canali e riferimenti, modalita e regole. Nei campi va portata allo stesso modo un'idea di coabitazione nel segno della scambio, del rispetto e della civilita. Non va esclusa la severita nei confronti di chi mette a rischio solidarieta, fiducia e rispetto".


A colloquio con la presidentessa romena dell'Irfi

 

Lo spettro di quei mostri venuti dall'Est    

11/14/2007

ROMA - Centoquattro campi nomadi presenti solo nella capitale, in migliaia, tra rom e romeni, costretti al rimpatrio coatto. Dopo l'omicidio di Giovanna Reggiani, a Tor di Quinto, sono molti i dubbi, le paure di chi, come Simona C. Farcas, romena, partecipa da anni ad iniziative di integrazione a favore dei suoi concittadini. La Onlus che dirige, l'Irfi, infatti e un associazione di volontariato operativa dal 1993. Ha tanta voglia di parlare, Simona, di denunciare una situazione insostenibile e allarmante.

"Lo sa che in Italia - racconta - ci sono 560mila romeni iscritti all'Inps che fatturano ogni anno 1,1miliardi di euro, una cifra pari all'1% del PIL? E il governo che fa? Li manda via con una politica discriminatoria e xenofoba?". Il riferimento e alle disposizioni emanate con decreto di urgenza dal Consiglio dei ministri, che prevedono l'espulsione immediata dall'Italia di chi abbia commesso reati gravi, e il carcere per un periodo di tre anni per chi, espulso, si adopri per ritornarvi. "A che cosa servono poi queste disposizioni?", si chiede Mariana Popa Bourita, vice-presidentessa dell'Irfi, "Tanto quelli espulsi poi ritornano. C'e il carcere in caso di ritorno? Tanto meglio! Almeno per tre anni hanno vitto e alloggio assicurato!". Sono parole forti, quelle pronunciate in ottimo e fluido inglese da Mariana, verita sulla cui tangibilita non si puo discutere. A confermare la quale basterebbe leggere quanto e accaduto in Romania, subito dopo il rimpatrio forzato di alcuni romeni "italiani": "In tempo non fanno a metter piede sul patrio suolo che subito riprendono la prima corriera per tornare in Italia", ha sottolineato Simona.

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Un campo rom (foto Daniele Bongi)

 

Ma il problema principale riguarda la disinformazione e la gente, quella gente cui si vorrebbe dire che i romeni e i rom non sono la stessa cosa, e che non si puo far dell'erba tutto un fascio: "Bisognerebbe analizzare caso per caso, attivare una forte politica sociale - dice Mariana - che aiuti il bisognoso e condanni colui che non voglia integrarsi". Come i Rom? Domanda incauto il giornalista: "Gia, come i Rom - risponde Simona -: quelli che non vogliono integrarsi, che non hanno voglia di lavorare". Ora, per quanto riguarda gli "tzigani"( come vengono chiamati) e difficile avanzare stime attendibili circa il loro numero in Italia. Un calcolo ufficiale parla di 130mila. Alcune organizzazioni non governative italiane stimano il numero dei Rom cittadini italiani oscillante tra i 60mila e i 90mila, e il numero di Rom nati all'estero (o nati in Italia da genitori immigrati) tra i 45mila e i 70mila (si tratta soprattutto di persone provenienti dall'est europeo). Per loro non e possibile parlare di integrazione. Si dice siano "nomadi" e quindi contrari a qualsiasi misura di stabilizzazione, "ma andrebbero aiutati ad integrarsi - né e sicura Mariana - attraverso l'assistenzialismo sociale e una politica che dia loro la possibilita di mettere in commercio le loro abilita" (Simona sostiene che siano molto abili nell'artigianato e nell'allevamento equino). Ma comunque cio sia, oggi la teoria "nomade" viene usata troppo spesso come giustificazione per escludere i Rom dalle responsabilita e dalle scelte normalmente accordate alle persone adulte. Questo, le due donne intervistate non lo dicono, ma anzi sembrano suffragare l'ipotesi di una forte propensione degli tzigani al nomadismo. Tesi che sembrerebbe dunque pregiudicare ogni proposta integrazionale. Si dice che in questo periodo si faccia della politica propagandistica giocando con i sentimenti, le emotivita degli italiani. La paura nei confronti dell'Alter, a quanto sembra, tocca da vicino anche i romeni ed ha per oggetto una popolazione, i rom, di cui si conoscono troppo poco i costumi per poter esprimere giudizi.

MARCO CASALE (LUMSA NEWS)


''Non siamo solo delinquenti'' (2 novembre 2007) "Ci sentiamo discriminati ingiustamente", dice la rappresentante dei romeni in Italia. "Soffriamo anche noi per questi episodi" (Intervista a Simona Farcas, presidente ass. Italia-Romania - di Valeria Teodonio)


"O seara la Tanase", il piu' importante Teatro di Rivista romeno in Italia


"IRFI - Associazione ITALIA ROMANIA FUTURO INSIEME" ONLUS apre a Roma le porte alla Solidarieta'